Le conseguenze economiche e sociali delle epidemie.

Medico del’600 con indumenti di protezione dalla peste.


Il Covid ha scardinato una certezza che consideravamo acquisita: il superamento della vulnerabilità rispetto alle gravi crisi sanitarie che hanno caratterizzato la storia del genere umano. Eravamo certi che, almeno nei paesi sviluppati, i progressi della medicina e dell’igiene ci avessero messi ormai al riparo dalle epidemie.
Purtroppo non è stato così.
Oltre che dalla scienza medica, possiamo cercare un piccolo aiuto anche dalla storia che ci può far comprendere cause, effetti e conseguenze delle epidemie.
Evitando la rassegnazione del tipo “niente di nuovo sotto il sole” dobbiamo comprendere come comportamenti recenti, anche dei paesi più avanzati, abbiano avuto la loro influenza.
Capire il passato per comprendere il presente. Ormai abbiamo un bagaglio di secoli di storia, quindi di eventi noti. Si tratta di una enorme ricchezza che dobbiamo utilizzare.
La peste nera del 1347-1350 è il primo episodio epidemico del quale abbiamo sufficienti, anche se incomplete informazioni.
Sulla sua diffusione hanno influito i traffici commerciali, che d’altra parte sono stati il motore del grande sviluppo economico europeo. Senza la straordinaria intraprendenza delle città marinare come Venezia e Genova, sarebbe stato certamente più difficile per il morbo asiatico raggiungere l’Europa.
Sono ugualmente i traffici commerciali, che oggi originano da un’Asia orientale in forte espansione, che hanno favorito la diffusione del Covid fino ad interessare l’intero pianeta.
L’aggravante dei traffici odierni è la velocità e la dimensione quantitativa.
La nave genovese che ha portato la peste dalla Crimea a Messina trasportava probabilmente appena 2-300 tonnellate di merce ed ha impiegato alcune settimane per raggiungere il porto siciliano. Oggi basta prendere un aereo e in poche ore una persona infetta raggiunge l’altra parte del pianeta.
La peste nera ha influito notevolmente sui traffici commerciali in Europa, segnando la fine delle Fiere di Champagne, luogo d’incontro dei mercanti di tutta Europa. In questo caso l’effetto della pestilenza è stato accompagnato dalla devastante Guerra dei cent’anni tra inglesi e francesi, che certamente ha contribuito alla diffusione dell’epidemia.
Pestilenza e guerra interrompono quindi la via della lana che dalle Fiandre, attraverso la Champagne, raggiunge il Nord Italia, mettendo in difficoltà l’importante industria laniera. I mercanti delle Fiandre e del Nord Italia cercano l’alternativa delle rotte che attraversano la Germania accrescendo il ruolo dei passi delle Alpi centrali (Gottardo, Lucomagno e Settimo) e orientali (Resia e Brennero), rispetto a quelli delle Alpi occidentali (Monginevro, Moncenisio, San Bernardo e Sempione).
Oltre alle vie terrestri, genovesi e veneziani tentano la rotta atlantica spingendosi oltre lo stretto di Gibilterra e raggiungendo i porti inglesi e delle Fiandre circumnavigando la penisola iberica. La rotta è però poco gradita perché pericolosa per navi e marinai avvezzi al più tranquillo Mediterraneo.
L’Arte della lana di Firenze diversifica gli approvvigionamenti utilizzando lana abruzzese, spagnola e sarda, quindi filiere più corte e meno a rischio.
Il Covid ha fortemente perturbato i trasporti di lunga distanza tra Asia e America e tra Asia e Europa, provocando un forte incremento dei noli dei container. Altra conseguenza importante sono state le fermate produttive sia in Asia che in Europa e il blocco dei grandi porti cinesi. Sono state quindi fortemente perturbate le filiere che dalle materie prime al trasformatore fino al consumatore finale erano diventate troppo lunghe e inaspettatamente esposte a fenomeni di questo genere.
Non c’è una contabilità certa, ma sembra che la peste del ‘300 abbia provocato tra 25 e 40 milioni di vittime, riducendo drasticamente la popolazione europea, che recupererà i livelli precedenti solo dopo circa centocinquanta anni.
Paradossalmente il calo della popolazione ha conseguenze economiche positive a medio termine: la mancanza di manodopera genera un aumento dei salari, un nuovo spostamento dalle campagne verso le città, contribuisce ad un fenomeno inflazionistico. Ne deriva un generale miglioramento delle condizioni di vita.
Tra i sopravvissuti si diffonde presto un senso di euforia per lo scampato pericolo e la migliorata disponibilità economica spinge ad un incremento dei consumi.
La peste nera si manifesta in una particolare condizione climatica.
L’Europa aveva beneficiato tra il X e il XIII secolo di una situazione di riscaldamento, termine di cui oggi si fa largo uso. Viene chiamato il periodo dell’optimum climatico medievale il cui effetto è stato importante in Europa soprattutto per l’agricoltura, poiché ha incrementato la produttività delle coltivazioni. È stato possibile coltivare la vite in Inghilterra, fino alla Scozia meridionale, così come è stato possibile coltivare grano in Svezia. Ciò ha certamente contribuito all’incremento della popolazione che è stato notevole in quei secoli. Il riscaldamento ha consentito ai Vichinghi di colonizzare l’Islanda e la Groenlandia, perché l’Oceano è privo di ghiacci. Se è stata chiamata Groenlandia (Grøn significa verde) è perché è stata largamente priva di ghiacci, almeno nella fascia costiera.
A questa fase di riscaldamento fa però seguito una fase di raffreddamento detta piccola era glaciale. Sono citati fiumi ghiacciati come il Tamigi a Londra e la Senna a Parigi. Ricordiamo i quadri fiamminghi con i canali ghiacciati sui quali si pattina.
Il XIV secolo è stato quindi caratterizzato da fasi climatiche avverse con stagioni piovose che hanno provocato danni alle coltivazioni e magri raccolti.
Un solo esempio: in Toscana l’anno 1346 è caratterizzato da grandi piogge con i raccolti compromessi, a cui ha fatto seguito una feroce carestia e la crisi dell’approvvigionamento di grano. La peste è arrivata l’anno successivo trovando una popolazione indebolita dalla scarsa alimentazione e facile preda del morbo.
Le negative esperienze delle epidemie di peste fanno emergere l’esigenza di un governo della pubblica sanità e delle condizioni igieniche soprattutto delle grandi città.
Vengono istituite speciali magistrature dedicate alla cura della sanità, a Milano nel 1450, a Venezia nel 1486.
Il compito dei medici è gravoso. Debbono agire con le poche conoscenze dell’epoca, spesso errate. Svolgono la loro opera interamente coperti di un lungo mantello cerato, con un cappello ed una maschera facciale in pelle caratterizzata da un lungo naso a punta. Questi sistemi di protezione hanno poco in comune con quelli attuali, ma hanno il pregio di coprire interamente il corpo. La strana protuberanza nasale serve a contenere sostanze odorose. L’impiego di mascherine in cotone nasce presso gli uffici delle poste di Trieste all’inizio del ‘800.
Le istituzioni sanitarie dei vari stati si scambiano informazioni. C’è un’intesa per informare i vicini dell’insorgere di epidemie. In un periodo nel quale le comunicazioni sono lente e avvengono solo tramite lettera è un fatto importante, ma spesso ci sono ritardi dovuti alla reticenza di dichiarare la presenza di situazioni gravi nella propria città, perché ciò bloccherebbe subito tutti i commerci con grave danno economico.
Oggi nel mondo occidentale la popolazione è caratterizzata da molti più anziani di quanto lo fosse nel Medioevo e ciò ha influito sul numero dei decessi per la penalizzazione degli individui più deboli appartenenti alla fascia più anziana della popolazione.
Questo ci fa comprendere come i nostri sistemi sanitari e previdenziali debbano essere strutturati per far fronte a improvvise crisi che colpiscano la fascia più debole della popolazione.
Durante l’epidemia Covid i governi europei hanno elargito importanti contributi economici alle attività commerciali, di servizio e produttive penalizzate dalle chiusure e dalle restrizioni. La finalità è stata chiaramente quella di garantire la sopravvivenza del maggior numero possibile di attività, ma ha causato un forte incremento del debito pubblico, le cui conseguenze future non ci sono ancora note.
La Comunità Europea ha messo a punto il finanziamento di riforme delle strutture degli stati membri, per stimolare una crescita economica legata a maggior produttività, e di investimenti in settori quali la transizione energetica e la lotta ai cambiamenti climatici, che non sono strettamente connessi all’epidemia. Si tratta di finanziamenti imponenti, ma è un peccato che non si sia colta l’occasione di finanziare o incentivare anche la ripresa di attività produttive dismesse o trasferite negli ultimi due decenni.
A mio avviso l’Europa ha necessità di ridurre la dipendenza da paesi lontani nei quali spesso hanno origine le epidemie e quindi di intervenire sui futuri flussi e sull’intensità dei traffici. È evidente che una filiera produttiva e commerciale corta sia meno esposta ai rischi di un’epidemia.
Un esempio di precedenti sostegni all’economia lo troviamo a Firenze dove, dopo la peste del 1630, il Granducato presta 150.000 scudi alle botteghe delle Arti della Lana e della Seta, affinché facciano lavorare le maestranze. Inoltre avvia un programma di investimenti pubblici, tra i quali interventi sulla facciata del Duomo e a Palazzo Pitti per dare lavoro a carpentieri ed edili. Ai contadini vengono fatti scavare canali e fossi per meglio regolare le acque intorno alla città.
Il Laboratorio Storico termina qui, almeno per ora, gli articoli dedicati alle epidemie. Senza entrare nel merito della scienza epidemiologica, ho voluto evidenziare alcune similitudini e differenze nei sistemi di contenimento del contagio, sperando di aver dato un piccolo contributo di conoscenza utile nell’affrontare razionalmente la situazione odierna.

Sullo stesso argomento vedere i due precedenti articoli.

Enrico Di Gianfrancesco

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