Il pepe e le spezie: è stato il lusso a trainare l’economia e le grandi scoperte.

Sacchi di spezie

Per più di quindici secoli le spezie sono state al centro dell’attenzione di mercanti e, fonti di lauti guadagni, sono state protagoniste dell’attività economica. Tra esse la più importante è stata senza dubbio il pepe.
Per procurare le spezie occorre commerciare con paesi orientali lontani, come l’India e l’Indocina, percorrendo sia vie d’acqua che di terra.
Il Mediterraneo ha rappresentato l’ultima e comoda tappa dei lunghi viaggi delle spezie e due città sono state importantissime, vere porte verso l’Oriente: Alessandria e Aleppo.
Da Alessandria parte una delle due vie delle Indie che sfrutta dapprima la navigazione del Nilo fino alla grande ansa verso est, dove ha sede la dogana di Egitto. Da qui ha inizio un faticoso e pericoloso viaggio nel deserto che comunque si svolge lungo una pista organizzata con stazioni di tappa e presidi e che porta fino al ben protetto porto di Berenice sul Mar Rosso. Da qui i mercanti partono su grandi navi con numerosi arcieri per proteggersi dagli attacchi dei pirati dello stretto di Aden. La traversata verso l’India avviene generalmente tra luglio ed agosto per sfruttare i favorevoli venti Alisei.
La nave ritorna prima dell’inverno, sempre per sfruttare i venti favorevoli, carica di pepe, avorio e nardo, una pregiata essenza odorosa.
Aleppo è invece il punto di arrivo delle carovaniere che attraversano il deserto provenienti dall’India dopo aver navigato il Golfo Persico.
Queste due vie sono praticate fin dal tempo dei Romani, la cui cucina fa largo uso di spezie.
Si tratta comunque di viaggi lunghi e pericolosi per procurare prodotti di valore nutritivo pressoché nullo, ma molto costosi. Il prezzo delle spezie sembra dipendere dalla distanza e dai rischi intrapresi e, paradossalmente, è una componente della fortuna delle spezie. Infatti, se il prezzo è elevato pochi riescono ad acquistarle, divenendo così una chiara connotazione di rango: organizzare banchetti le cui portate fanno ampio uso di spezie significa mostrare la propria ricchezza ed elevazione sociale.
Questo elevato costo di beni certamente superflui, viene già osservato da Plinio il Vecchio, che indica in 100 volte l’incremento tra il prezzo di acquisto in India e il prezzo di vendita in Occidente. È questo ampio margine che spinge i commercianti a compiere viaggi lunghi e pericolosi. Anche considerando i tempi dei viaggi, i numerosi intermediari ed il rischio di perdere i carichi, che ovviamente fanno lievitare i costi, rimane un margine molto elevato.
Il secondo importante elemento è che le spezie sono destinate alla cucina, per la quale i ricchi spendono volentieri molto denaro.
Questa particolare situazione durerà per più di 1.500 anni.
Alle spezie possiamo accostare i tessuti pregiati come le sete e le pietre preziose.
Tutte merci di lusso, molto richieste dalle corti europee.
Con la perdita del controllo del Mediterraneo orientale ed occidentale a seguito dell’espansione musulmana, tutti i commerci subiscono una fase di crisi, anche quello dei beni di lusso. Il grande porto di Marsiglia, da cui le merci orientali sono esportate verso il nord Europa, cessa di essere attivo.
Resta aperto un solo corridoio: quello che attraverso l’Egeo e l’Adriatico collega Bisanzio alle città italiane ancora controllate dall’Impero d’Oriente.
Questa circostanza fa la grande fortuna di Venezia, principale porto del nord Adriatico in mano bizantina dopo la caduta di Ravenna. La città lagunare sembra essere in una posizione marginale rispetto al Mediterraneo, in fondo alla lunga sacca adriatica, ma è relativamente vicina al Nord Europa..
Da qui viene utilizzata un’altra via d’acqua, il Po, per raggiungere Pavia, che si trova sulla via Francigena, utilizzata non solo dai pellegrini, ma anche dai mercanti per raggiungere il Nord Europa.
È grazie ai commerci veneziani, presto seguiti da quelli delle città marinare tirreniche, che riprende slancio l’economia europea.
Si apre anche un periodo di maggiore tranquillità ed ordine in Europa, con la fine delle invasioni dall’Est e la ripresa delle attività commerciali ed artigianali delle città.
Si conclude la riconquista cristiana della penisola Iberica ed il pur piccolo e periferico Portogallo inizia a spingere le sue navi verso l’Africa, arrivando a Madera e alle Azzorre.
Qui, per sfruttare il clima mite, si procede alla coltivazione dell’uva e della canna da zucchero, primo approccio verso prodotti destinati all’interessante mondo della cucina.
I portoghesi si spingono sempre più a sud lungo le coste africane nella speranza di raggiungere l’Oceano Indiano, e quindi l’India, dove potersi approvvigionare di spezie.
Ovviamente non conoscono le reali dimensioni dell’Africa, ma perseverano in uno sforzo durato circa ottant’anni fino ad arrivare al periplo del Capo di Buona Speranza nel 1498 da parte di Vasco de Gama. Si apre, così, una nuova via per il commercio del pepe e delle spezie: quella dell’Oceano Indiano e del periplo dell’Africa, alternativa alle due che fino ad allora hanno alimentato il commercio mediterraneo.
Sono trascorsi pochi anni da quando Cristoforo Colombo arriva nelle Americhe nel suo viaggio verso le Indie. Il navigatore ha molte relazioni con i portoghesi e propone al re il suo progetto di raggiungere le Indie navigando verso Ovest. Il re, però, è già fortemente impegnato nel tentativo di raggiungere le Indie da Sud e viene sconsigliato anche dai suoi esperti, ai quali appare evidente la sottovalutazione della distanza da percorrere via mare del progetto di Colombo.
Il progetto, che non convince i portoghesi, interessa invece gli spagnoli che sono tagliati fuori dalla corsa verso Sud dai cugini iberici.
Colombo non troverà spezie nelle terre da lui scoperte, ma è evidente che anche il suo tentativo è motivato dal trovare una via più breve per il loro approvvigionamento.
Lisbona inizia già nel 1501 ad inviare pepe nei Paesi Bassi e nel 1503 in Inghilterra, rivolgendosi poi alla Castiglia e alla Francia del Nord. Da Anversa il pepe portoghese si diffonde, in parte, anche verso la Germania.
A Venezia la preoccupazione è ovviamente grande, per la perdita della posizione di monopolio e per l’inaridirsi delle vie del Mediterraneo. Nel 1527 tenta invano di negoziare l’appalto di tutto il pepe portoghese.
I veneziani diffondono la voce, peraltro in parte giustificata, che i lunghi mesi della navigazione oceanica facciano perdere aroma alla spezia. Il tragitto portoghese è, infatti, lungo e non privo di rischi. Inoltre, i portoghesi pagano poco il pepe indiano, spingendo i mercanti locali a ricercare nuovamente la via dei più ricchi commerci mediterranei.
Il mantenimento del monopolio di acquisti in India e la protezione della navigazione, richiede un continuo pattugliamento dell’Oceano Indiano, ma l’Impero è troppo vasto per il piccolo Portogallo che dal Brasile all’India si trova ad affrontare ostacoli superiori alle proprie forze.
Ai portoghesi mancano, poi, le merci da esportare verso l’oriente, che invece sono state il punto di forza dei veneziani, i quali hanno spesso barattato piuttosto che vendere e comperare.
C’è, infine, la nuova variabile dell’espansione turca verso Sud e verso Oriente con l’occupazione della Siria (1516) dell’Egitto (1517) e dell’Iraq (1534). Ovviamente i Turchi sono interessati al ripristino delle due vie mediterranee delle spezie che ora controllano completamente.
Il contrasto tra portoghesi e turchi vive alterne vicende, senza mai giungere ad un conflitto di grande proporzione. D’altra parte, anche per i Turchi il controllo dell’Oceano Indiano è un compito gravoso, visto che sono impegnati sia nel Mediterraneo che che a Nord contro la Persia.
Così le vecchie vie delle Spezie che giungono ad Alessandria tramite il Mar Rosso e ad Aleppo, tramite le carovaniere, riprendono il loro ruolo già a metà del XVI secolo.
I Turchi rinunciano però a portare a termine lo scavo del Canale di Suez, che avrebbe cambiato lo scenario a tutto vantaggio del Mediterraneo. I lavori iniziati nel 1529 vengono presto interrotti.
Verso la fine del XVI secolo i Turchi stabiliscono un’importante base commerciale a Ceylon dove fanno confluire il pepe di Sumatra e di Giava, i migliori, che successivamente convogliano verso il Mediterraneo.
Il commercio mediterraneo è quindi di nuovo vivo, grazie anche all’arrivo di grandi quantità di argento dall’America. Si genera infatti un flusso importante di moneta, ora non più scarsa in Europa, da Ovest verso Est, che permette il commercio in senso contrario delle merci.
Quindi America, Mediterraneo ed Oriente sono ora profondamente interconnessi e il campo dell’economia mediterranea si è espanso.
La storia, così, ci insegna quanto questi costosi ma in realtà poco utili ingredienti della cucina dei ricchi, siano stati la spinta all’era delle grandi scoperte geografiche.

Enrico Di Gianfrancesco

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