
Per quanto riguarda la produzione del libro il costo principale è rappresentato dalla carta prodotta principalmente a Fabriano e a Tuscolano sul Garda. L’approvvigionamento è gestito da commercianti o da cartolai, cioè da quelle botteghe che già producevano e vendevano libri manoscritti, oltre a carta, per l’appunto e articoli per la scrittura. Nel ‘400 ve ne sono soprattutto a Firenze e a Venezia, le due città dove maggiormente è diffusa l’alfabetizzazione, ma anche a Roma, dove i cartolai fiorentini avevano delle filiali e a Ferrara. Secondo alcune stime il costo della carta usata per un libro oscilla tra 5 e 10 denari per foglio.
Manuzio, che abbiamo imparato a conoscere nell’articolo precedente, ha, poi, altri costi significativi come i conoscitori del greco antico e i provetti incisori dei suoi caratteri innovativi.
Egli introduce importanti novità nella punteggiatura, con la virgola, il punto e virgola, gli accenti e i suoi eleganti ed apprezzati caratteri in corsivo, che fa realizzare da un grande incisore bolognese. Riesce così a rendere più facile la lettura. Basta pensare alle stampe di Mainz realizzate con caratteri Gotici di difficile comprensione al di fuori dalla Germania.
Il corsivo ha un tale successo da restare utilizzato fino ai nostri giorni. Viene chiamato italique in francese e italics in inglese. Oggi chiunque operi su internet conosce il concetto di font e può facilmente scegliere il suo preferito. Il gotico e il corsivo sono due font nell’odierna definizione.
Manuzio, da buon imprenditore tende ad incrementare il potenziale mercato delle sue edizioni e fa largo uso del già noto formato in ottavo, meno ingombrante e più pratico del formato in folio. I libelli portatiles arrivano anche a tirature di 3.000 copie.
In pratica introduce quello che oggi definiamo il mix di prodotti progettati ed offerti al mercato dei lettori:
– libri in greco, con prezzo elevato, tiratura modesta, con giacenza di magazzino elevata, destinati ad un pubblico ristretto.
-libri in latino e volgare, con prezzo intermedio, tiratura superiore a quella dei testi in greco, destinati ad un pubblico colto, ma più ampio.
-libri in ottavo, di prezzo inferiore, pratici anche per il trasporto. Sono caratterizzati da una grande tiratura. Vi trovano un posto di rilievo i breviari religiosi.
Ora analizziamo il concetto di magazzino, cruccio ed onere, ma al tempo stesso necessità ed opportunità per ogni imprenditore.
Per Manuzio non è pensabile di vendere tutte le stampe di un libro in greco in poco tempo. Le edizioni di questo tipo, infatti, restano in catalogo per molti anni.
Per poter gestire in modo proficuo un magazzino, occorrono disponibilità finanziarie, prodotti di qualità, non deteriorabili e la cui utilità rimanga duratura, cioè non siano superati da prodotti innovativi o cambiamenti di moda. Sono necessari anche locali adatti e non umidi. È certamente un problema in una città costruita sull’acqua, e la soluzione si trova utilizzando i piani superiori delle botteghe, che al piano terra ospitano la produzione e lo spazio per l’esposizione e l’accoglienza dei clienti.
Malgrado le critiche, Manuzio non riduce mai il prezzo dei suoi libri. Un prodotto di elevata qualità va pagato e verrebbe svilito da una riduzione del prezzo o da vendite promozionali.
Le edizioni aldine sono di particolare bellezza e cura e divengono un acquisto di prestigio. Possederne una é uno status symbol e, chi può, ambisce a farne bella mostra nella propria biblioteca. I volumi sono ricercati e collezionati.
Ma c’è anche chi, come Erasmo da Rotterdam, ambisce a far pubblicare da Manuzio le sue opere. Quindi il grande editore cerca il grande autore, ma anche il grande autore cerca il grande editore. Ciò è ora possibile, perché, superato il monopolio dei libri classici, c’è un’apertura verso i testi e gli autori contemporanei.
Il formato dei libri medievali deriva da quello della carta di cui si conosce la prima standardizzazione a Bologna nel 1389. La carta era importante nella città sede della grande università. Una lapide riporta le quattro misure: Imperialle, Realle, Meçane, Reçute
Si tratta di quattro rettangoli inseriti l’uno nell’altro dalle proporzione costanti con il rapporto tra i due lati di 1,41 cioè la radice di 2. Questo standardizzazione con poche varianti è simile a quella ISO attualmente in vigore. L’attuale formato A3 è riconducibile al Reçute. I formati A3 (420x297m) e A4 (297x210mm) corrispondono grosso modo ai formati ottavo e sedicesimo della stampa. Il foglio (1189x841mm) corrisponde a 1 metro quadrato, mentre i formati A3 e A4 sono rispettivamente un ottavo e un sedicesimo di foglio.
I libri veneziani sono venduti in tutta Europa ed Oriente, ma soprattutto a Firenze, città all’avanguardia culturale. I commercianti Fiorentini gestivano buona parte del mercato romano, importante per la continua presenza di pellegrini, ambasciatori e funzionari stranieri, oltre che dalla rilevante presenza del clero. Altri mercati importanti sono in Germania, grazie ai solidi legami con i commercianti tedeschi e in Spagna, dove l’attività editoriale è scarsa.
I libri di maggior diffusione sono venduti anche nelle mercerie, botteghe o negozi dove si vende un pò di tutto: le merci, le stoffe, i prodotti dell’artigianato, gli utensili, le armi ed anche i libri. A Venezia le mercerie o marzarie sono concentrate tra San Marco e Rialto, la zona del commercio al dettaglio. I cataloghi dei libri vengono esposti sulle porte o sulle pareti delle mercerie.
Altri numerosi editori sono attivi a Venezia, a Milano, ad Amsterdam e a Lyon, dove vengono anche contraffatti i famosi caratteri di Manuzio. le tirature sono comprese generalmente tra 500 e 2.000 copie. Per avere un’idea delle quantità si stima che a fine ‘400 siano già stati stampati a Venezia circa 2 milioni di volumi. Dal Zornale del libraio Francesco de Madiis si desume tra il 1484 e il 1487 la vendita di circa 25.000 libri.
Enrico Di Gianfrancesco