Religione e precisione: la nascita dell’orologeria svizzera.

L’orologeria moderna si è sviluppata in Svizzera nel XVII e XVIII secolo, nella regione del Jura tra Genéve e Basel e fino a Schaffhausen e Bern. Il fenomeno è legato alla cacciata dalla Francia degli Ugonotti, cioè dei protestanti francesi. L’editto di Nantes del 1598 aveva posto fine al periodo delle guerre di religione e sancito la tolleranza verso i protestanti, definiti Huguenots. Il termine deriva dallo svizzero tedesco Eidgenossen (confederati). Luigi XIV nel 1685 revoca l’editto e ciò provoca l’esilio di circa 200.000 Ugonotti che trovano rifugio principalmente presso i paesi riformati vicini: Svizzera, stati protestanti della Germania, Olanda, Inghilterra. Pensate che nella lingua inglese il termine refugees viene usato per la prima volta per indicare gli Ugonotti francesi giunti in Inghilterra.
I rifugiati vengono ben accolti, non solo per motivi religiosi, ma anche perché sono abili artigiani e sono praticamente tutti alfabetizzati.
Le loro principali specializzazioni artigiane sono la tessitura e la meccanica.
La tessitura ha delle eccellenze a Nimes dove si produce un fustagno color blu, dovuto alla tintura con guado, in concorrenza con la piemontese Chieri. Una famiglia emigra a Genova e vi apre una fabbrica. Il tessuto viene conosciuto come il blu de Gênes e esportato in Inghilterra prende il nome di bues-jeans e denominato tecnicamente Denim, cioè de Nimes, tessuto particolarmente resistente ed apprezzato per gli abiti da lavoro.
Ma veniamo agli orologi.
La maggior parte dei rifugiati trova asilo nella calvinista Genéve e si insedia nelle montagne del Jura. Molti vengono dal sud della Francia, ma fra di loro ci sono numerosi artigiani orafi di Parigi. A Genève, patria della bigiotteria e sede di una grande fiera, trovano un terreno fertile.
La cultura calvinista non vede di buon occhio il gioiello da indossare, mentre si mostra più aperta verso l’orologio. Si inizia con il riparare i meccanismi meccanici degli orologi, su base artigianale. Si tratta di un lavoro di notevole precisione, che necessita di abilità e di tempo. Gli artigiani vi si dedicano soprattutto in inverno, quando nel Jura neve e freddo impediscono altre attività.
Nel 1601 nasce una specifica corporazione. Le donne vengono addette alla fabbricazione delle catenelle metalliche. Gli artigiani ginevrini si specializzato nel montaggio delle casse e dei componenti prodotti nel Jura. dove un maggior clima di libertà dovuto all’assenza delle corporazioni favorisce l’attività produttiva. Qui viene anche sfruttata la conoscenza locale della lavorazione dei metalli: serrature, armi, chiodi, lame, coltelli. Produzione jurassiana e attività commerciale ginevrina crescono fino a fine ‘700, quando l’occupazione francese nel 1798 pone fine al sistema corporativo della città e apre un periodo di crisi.
L’attività produttiva riprende nel 1815, facendo grande uso di lavoro a domicilio. Il produttore di orologi procura le materie prime che affida ad artigiani specializzati i quali fabbricano componenti nelle loro abitazioni. Il produttore effettua poi l’assemblaggio e la regolazione dei meccanismi.
I negozianti si specializzano nella vendita e nell’esportazione, perché il mercato svizzero è troppo piccolo. Lo sviluppo di un’industria moderna si ha verso metà ‘800 con la nascita della Watch Company, che opera per lo sviluppo di macchinari speciali, di calibri e di sistemi di standardizzazione che portano ad una notevole crescita della precisione. Le varie fasi produttive e commerciali iniziano a concentrarsi in vere fabbriche moderne.
Attività di questo tipo si sviluppano in genere in aree limitate, dove è facile lo scambio di conoscenze e di specializzazioni. È necessaria anche la disponibilità di utensili e macchinari che permettano di migliorare i livelli di precisione e di automatizzare fasi delle produzione. Il Jura è una di queste aree che oggi definiamo distretti. Si noti così come un’attività industriale necessiti di sinergie tra più aziende e di una cultura produttiva, organizzativa e tecnica. Un aspetto importante è quello dell’apprendistato che i giovani fanno nei laboratori artigiani.
Nella vicina Vallorbe si sviluppa un’importante industria di utensili, in particolare di lime di precisione. Nascono aziende specializzate nella fabbricazione delle molle a spirale, delle casse degli orologi, dei piccoli ingranaggi. A Moutier si sviluppa la produzione di piccoli torni di precisione. Si opera per una standardizzazione dei componenti.
I primi orologi meccanici del XIII e XIV secolo utilizzavano il meccanismo a pendolo, secondo il principio del rilascio di energia accumulata dal pendolo. Nel XVII secolo si ha la prima applicazione del sistema a molla, anch’esso a rilascio di energia accumulata quando la molla viene avvolta completamente tramite l’operazione di carica.
La semplificazione è notevole e l’ingombro decisamente inferiore. Inoltre non è più necessaria la posizione verticale. Quindi la nuova tecnica apre la strada verso gli orologi personali di piccola dimensione, a collo, da taschino ed infine da polso.
Il grado di sviluppo dell’oreficeria svizzera si evince dalla partecipazione all’Esposizione di Londra del 1851. Infatti sono ben 31 i produttori svizzeri di orologi presenti, con una notevole varietà di articoli: orologi a molla, cronometri, astronomici, con la lancetta dei secondi, con termometro, a 8 giorni, da tasca, da viaggio, con suoneria, con cassa in oro ed argento, con le fasi lunari, con equazioni del tempo, con rubini. Sono inoltre presenti produttori di nastro in acciaio per le molle, molle, lime, utensili per incisione, piccoli pignoni.
Nel 1876 Jacques David, direttore tecnico della Longines, a seguito di una visita all’Esposizione di Philadelphia, redige un rapporto sui metodi di produzione americani che viene giudicato basilare per la crescita della produzione e della specializzazione dell’industria orologiaia svizzera. Negli Stati Uniti l’industria si concentra sulla produzione di serie di orologi a prezzo contenuto, puntando all’esportazione verso l’Europa, senza però riuscire a contrastare il crescente predominio dell’orologeria svizzera.
La ricerca della precisione diviene sempre più importante, tenendo conto anche dell’usura dei componenti. Per i perni più sollecitati vengono allora introdotti i rubini, pietre naturali durissime e costose. Il numero di questi viene preso come indicatore della precisione e diviene espressione comune quella di orologio con sei rubini, orologio con sette rubini e così via. Non dimentichiamo anche: è preciso come un orologio svizzero.
Verso fine ‘800 la necessità della produzione di serie si arricchisce del contributo nella lavorazione dei componenti nella vicina vallée dell’Arve in Haute Savoye, dove si sviluppa l’importante industria del décolletage (tornitura) sfruttando l’energia dell’acqua.
Gli artigiani orafi ugonotti erano emigrati anche a Londra portandovi la loro attività, con grande successo. L’orologeria inglese era considerata la migliore per qualità e precisione, ma è rimasta un’attività prettamente artigianale che realizza pregevoli orologi di lusso, da tavolo, complementi di arredo destinati al decoro delle dimore dei benestanti.
L’orologeria svizzera ed americana invece si dedicano ad orologi per una clientela più vasta, spingendo i tipi da taschino e da polso e puntando ad una produzione industriale.
Insomma, svizzeri ed americani si mostrano più pragmatici degli inglesi.
Da oggetto pubblico, verticale sulle facciate di cattedrali ed edifici o nei salotti benestanti, l’orologio diventa privato, disponibile con il passare degli anni ad un pubblico di clienti sempre più vasto.
La storia degli ugonotti e dell’orologeria svizzera ci mostra come lo sviluppo economico è favorito dalla libertà mentre è ostacolato dall’intolleranza.
Quando c’è libertà vincono i migliori, quando c’è intolleranza vincono i più forti.

Enrico Di Gianfrancesco

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