
La base economica di Venezia è il commercio, ma artigianato e industria non sono trascurabili e vanno considerati come diretta conseguenza delle attività commerciali.
I commercianti sono degli imprenditori; l’esperienza mercantile e la conoscenza di mercati lontani fanno comprendere loro le opportunità offerte dal transito a Venezia di così tante materie prime e manufatti.
Perché fermarsi alla pur ricca attività di rivendita ed esportazione, quando materie prime e manufatti possono essere lavorati e trasformati nella stessa Venezia in prodotti a più elevato valore aggiunto? I commercianti veneziani sanno, grazie alle conoscenze acquisite sui vari mercati, dove vendere con profitto questi prodotti della trasformazione.
Inoltre la popolazione di Venezia è andata progressivamente aumentando fino a raggiungere i 100.000 abitanti prima della peste del 1348, divenendo una delle più popolose città europee. Nella penisola solo Napoli ha una popolazione simile o forse superiore.
Una città così grande e ricca genera necessariamente significativi consumi interni e quindi diviene un grande mercato di consumi che vanno soddisfatti.

La prima e principale attività di tipo industriale è la costruzione di navi, necessarie alla crescita dell’attività marittima. La laguna è priva di legname, che invece abbonda nelle aree limitrofe, come i boschi del Cadore e dell’Istria. I fiumi veneti come la Piave e la Brenta vengono utilizzati per il trasporto del legname.
Il legno è da prendere come esempio della capacità dei veneziani di supplire alla carenza di materie prime della laguna. Il metodo è quello commerciale: nessuno nella Venezia del XIII o XIV secolo pensa di conquistare le valli del Cadore per assicurarsi il legno. Evidentemente questo approccio è abbastanza equo da essere accettato dalle popolazioni e dai signori locali, che ne ricavano un beneficio economico.
Contrariamente all’uso contemporaneo, indico sempre i due fiumi con il genere femminile, perché era quello della lingua locale nel medioevo. La Piave sfociava in mare poco ad est della Laguna, mentre la Brenta sfociava in laguna all’altezza proprio dell’attuale città di Venezia. L’alveo della Brenta anzi. coincideva con l’attuale Canal Grande per raggiungere il mare verso il Lido. Nulla di più pratico quindi, che lasciare trasportare i tronchi dalla corrente o di caricare legname su zattere fino alla laguna. Dai boschi dell’Istria il trasporto avveniva via mare. Importante era il bosco di Montona, il fusto delle cui querce era molto apprezzato per gli alberi delle navi, e Venezia aveva una gestione diretta e molto attenta dello sfruttamento di questo bosco.
La costruzione delle navi è effettuata in piccoli cantieri privati (squeri) in Venezia e nelle altre isole della laguna. Dal XIII secolo è certa la comparsa dell’industria di stato nell’Arsenale (Arzanà, termine di origine araba) che viene per lo più dedicato alla costruzione di navi militari e progressivamente ingrandito. L’interessamento dello stato nella gestione di attività di produzione è un fatto nuovo e molto importante, già verificatosi per la gestione della produzione del sale. Avviene in settori fondamentali: il sale oggetto, insieme al pesce delle prime commercializzazioni di Venezia e la cantieristica navale. Queste nazionalizzazioni, come le definiremmo oggi, sono gestite con serietà ed efficienza, nell’interesse della comunità, e sono dei forti elementi di propulsione delle attività. L’intelligente oligarchia veneziana evita l’ingerenza di singole famiglie su queste attività statali. Non esistono storture come quelle dell’industria pubblica contemporanea esposta agli interessi delle fazioni politiche.
La cantieristica navale richiede professionalità che si esprimono con le Arti dei carpentieri (marangoni) e dei calafati. Il termine marangone deriva da quello di un uccello della laguna che si tuffa in acqua per catturare i pesci. Infatti i carpentieri si tuffano spesso per eseguire il loro lavoro. Essi realizzando la struttura in legno dello scafo e degli alberi. I calafati, utilizzando la pece, si occupano di chiudere e sigillare le parti che andranno immerse per renderle impermeabili all’acqua.
Marangon e Marangoni sono cognomi di origine veneziana. Usare il mestiere per indicare e distinguere un individuo, oltre al suo nome, è una pratica molto diffusa nel Medioevo.
Marangoni e calafati sono organizzati in corporazioni, le due più numerose a Venezia. Luzzatto, citando il doge Tomaso Mocenigo, indica in 3.000 il numero sia dei marangoni che dei calafati, nel XV secolo. Probabilmente nel periodo di massima espansione del commercio veneziano, le due corporazioni arriveranno a 5.000 unità ciascuna.
L’Arsenale arriva ad occupare circa 10.000 persone e diviene l’opificio più grande nell’Europa medievale.
Si manifestano a Venezia le prime forme di capitalismo, cioè di un sistema economico nel quale l’acquisto, la trasformazione e la vendita di beni porta ad un accumulo di capitale. Questo capitale viene reinvestito, per generare nuovo accumulo di capitale destinato ad essere ancora reinvestito. È quello che si definisce un circolo virtuoso.
L’acquisto e la vendita di beni e l’accumulo di capitale necessita di un mercato libero di beni, capitali e lavoro. Questa condizione di libero mercato si avverte dapprima a Venezia e in altre città del centro-nord della penisola italiana nel Medioevo e diviene il motore della crescita economica europea nel Medioevo.
Si tratta di capitalismo commerciale o mercantile che poi si evolverà e verrà affiancato dal capitalismo di trasformazione delle merci, germe del capitalismo industriale, sempre a Venezia, e dal capitalismo finanziario, nelle città del centro-nord della penisola italiana, prime fra tutte Firenze e le altre città della Toscana e Genova.
A Venezia il capitalismo mercantile genera le forme primordiali di capitalismo artigianale e di capitalismo industriale.
È capitalismo commerciale anche quello che si sviluppa nei Paesi Bassi nei secoli XVI e XVII.
Le forme più moderne ed oggi conosciute di capitalismo si sviluppano in Inghilterra nei secoli XVIII e XIX. Qui nasce prima il capitalismo agricolo, raccogliendo esempi importanti dai vicini Paesi Bassi e, successivamente, quello industriale.
Oggi quando si parla di capitalismo ci si riferisce erroneamente solo a quello industriale moderno nato con la cosiddetta Rivoluzione industriale inglese.
Le varie evoluzioni, sopra descritte brevemente, hanno in comune la libera iniziativa imprenditoriale in mercati liberi di beni, capitali e lavoro.
È stata l’evoluzione del capitalismo nelle sue varie forme ad indebolire prima e sconfiggere poi il feudalesimo e ad essere il motore del continuo progresso economico e sociale europeo dal Medioevo al XIX secolo.
Enrico Di Gianfrancesco
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