
Riprendiamo la descrizione della crescita della giovane Europa.
La prima parte è terminata con la descrizione dell’espansione dovuta ai commerci.
Occorre riconoscere anche il ruolo importante della religione, soprattutto per la progressiva conversione dei popoli slavi, che apre all’estensione di Europa verso est, verso quelle terre che sono esposte agli influssi asiatici.
Commerci e religione sono spesso in contrasto, perché la Chiesa considera i commercianti sullo stesso piano degli usurai e comunque inferiori ai signori feudali, ai gentiluomini.
La piccola Europa di Carlo Magno non abbraccia l’estensione territoriale che oggi attribuiamo all’Europa, ma ne costituisce certamente il giovane corpo, destinato a crescere.
Oltre all’unità politica, la giovane Europa carolingia è caratterizzata dall’unità religiosa, anzi il territorio dell’Impero coincide, in buona sostanza, con quello della diffusione del cristianesimo.
È interessante notare come la struttura politica abbia più difficoltà a crescere rispetto sia alla religione che ai commerci. Questo a causa della debolezza insita nell’Impero feudale.
Il potere centrale non ha una struttura finanziaria e militare propria, ma dipende dai feudatari, che presto iniziano a preoccuparsi maggiormente dei propri possedimenti.
L’Impero è frammentato in una miriade di feudi spesso chiamati contee o marche.
È un impero contadino. Mancano naviganti e mercanti.
L’economia dei feudi è di tipo chiuso. Castelli e corti sono caratterizzati da un’agricoltura di sussistenza dalla quale ogni contadino trae lo stretto necessario per i bisogni alimentari della sua famiglia e il surplus va a beneficio del signore che ha la proprietà della terra. Sono spesso presenti anche dei laboratori artigiani per la produzione di qualche attrezzo agricolo e degli abiti. Il lavoro è di tipo servile. Comunque i contadini traggono beneficio dalla situazione di ordine che si è ristabilito e dalla protezione del loro signore che li mette al riparo da aggressioni e razzie.
La Chiesa è una struttura con una solida gerarchia, un potere centrale forte e una capillare organizzazione sul territorio basata sui vescovi che risiedono nelle principali città. L’altra potente struttura è quella delle abbazie, che assumono un importante ruolo economico che si esprime con una formula simile a quella dei castelli e delle corti. Il signore è l’abate.
La Chiesa non è una struttura statale autonoma, ma convive con il feudalesimo, stabilendo
una sorta di sinergia, che più tardi si incrinerà e nascerà una rivalità tra Impero e Papato.
Il IX e il X secolo sono periodi di ritrovato ordine e pacificazione nei quali continua il mescolamento delle due anime mediterranea e nordica.
Tutto ciò permette l’affermazione di alcune importanti innovazioni tecniche, quali il nuovo tipo di attacco per i cavalli da tiro che permette l’uso del carro per il trasporto delle merci, opportunità per le grandi pianure del Nord e quasi estraneo alla società mediterranea che, a causa delle difficoltà orografiche dei territori ha sempre utilizzato gli animali da soma.
Altra grande innovazione è il mulino ad acqua, noto fin dall’antichità ma che ora può sfruttare la grande portata dei fiumi del Nord, mentre ciò è poco possibile nell’area mediterranea dove mancano i grandi corsi d’acqua.
Le due innovazioni riguardano l’uso di energia a più basso costo, rinnovabile e permettono incrementi di produttività.
A far progredire la giovane Europa pensano i commercianti, gli artigiani e le città.
Il commercio marittimo era stato interrotto dalle conquiste musulmane ed è una delle carenze principali del nuovo impero.
A farlo ripartire ci pensa Venezia, non toccata dalle invasioni germaniche, rimasta nell’orbita bizantina, sfruttando l’unica rotta percorribile che può collegare l’Europa all’Oriente: quella dell’Adriatico, dello Ionio e dell’Egeo. Le preziose sete e spezie orientali sono apprezzatissime presso le corti feudali, che non ostacolano questa novità. Lentamente questo commercio si incrementa e raggiunge via terra tutte le corti europee. I mercanti si spostano guidando le carovane di animali da soma carichi di mercanzie, stringono rapporti nuovi con le popolazioni che raggiungono, nonostante le difficoltà dovute alla babele di lingue volgari, ognuna caratterizzata dalla disomogenea fusione del latino con le lingue di origine germanica.
I mercanti cercano mercanzie locali da riportare nei viaggi di ritorno e gli scambi crescono.
Essi risiedono nelle città. Quelle dell’area mediterranea si ridestano dopo un lungo torpore.
Nel Nord mancano le città. A parte la gallo-romana Lione, c’era stato solo qualche insediamento significativo romano nell’alto Reno.
Qui nel Nord i mercanti si insediano presso alcuni castelli e corti feudali, spesso fuori dalle mura, nei borghi. La popolazione cittadina comincia a crescere e si generano rapporti con le campagne limitrofe. Cresce il fabbisogno alimentare che deve essere soddisfatto dalle campagne. Si incrina l’autarchia delle strutture medievali. L’accresciuta domanda alimentare porta all’incremento delle terre coltivate e fa crescere la necessità di attrezzi agricoli.
Le città sono le sedi dei mercanti, ma anche degli artigiani.
Sono necessari attrezzi e utensili, anche per conseguire gli aumenti di produttività necessari nel lavoro agricolo. Questa esigenza viene soddisfatta dagli artigiani cittadini. Tra città e campagna aumentano gli scambi e i contadini vengono a contatto con la sconosciuta realtà cittadina e ne vengono attratti. Sorgono nei borghi i mercati dove vengono scambiati prodotti agricoli e artigianali.
Molti cittadini si dedicano all’attività commerciale di prossimità. Essi sono di piccola dimensione e presto si organizzano con una bottega fissa. Il loro raggio d’azione è quello cittadino e delle campagne limitrofe.
Altri si specializzano nei commerci a grande distanza.
La giovane Europa cresce, perché cresce la mobilità e l’integrazione tra le varie aree che la caratterizzano. Lo scambio di merci è anche scambio di idee, di consuetudini, di termini linguistici con i quali sono indicate le merci.
Alla mobilità contribuisce anche il cristianesimo. basti pensare alla notissima via francigena che percorrono a piedi i pellegrini del Nord Europa che desiderano raggiungere Roma attraversando le Alpi e che viene al tempo stesso percorsa dai mercanti per i loro spostamenti tra la pianura padana e le Fiandre. Per giungere a Roma ci sono anche altre strade più ad est, come la via Romea. Il detto tutte le strade portano a Roma ci fa capire l’importanza di questi spostamenti.
Lungo queste vie di comunicazione sorgono locande e osterie dove i viaggiatori trovano alloggio, cibo e le necessarie cure per gli animali da soma. Sorgono anche le dogane, poiché i feudatari, ma anche vescovi e abbazie esigono il pagamento di un pedaggio che diviene importante per le loro finanze.
I borghi attraversati dalla via francigena ne beneficiano, come nel caso di Vercelli, di Piacenza e di Lucca.
Mobilità e crescita: così la giovane Europa si rafforza.
Il commercio più importante avviene tra città anche distanti e ovviamente richiede conoscenze ed organizzazioni superiori e deve affrontare il problema dei trasporti.
Le città si danno una propria struttura organizzativa e gestionale nettamente più moderna e progressista di quella feudale. Gli artigiani si riuniscono nelle corporazioni che trovano un posto importante tra le istituzioni cittadine.
La crescita economica impone il concetto del riconoscimento e rispetto della proprietà privata, concetto assente nelle campagne assoggettate al feudalesimo.
È necessario dare riconoscimento ai contratti per lo scambio delle merci, l’affitto o l’acquisto degli immobili, così come è necessario stabilire regole per la soluzione dei contenziosi, l’assunzione di manodopera, il prestito del denaro.

Le principali città che si affermano tra l’XI e il XII secolo sono:
-Nell’Italia centro-settentrionale:
Venezia, Milano, Piacenza, Cremona, Mantova, Genova, Pisa, Lucca, Firenze
-Nel Nord Europa : Londra, Bruges, Saint-Omer, Colonia, Lione, Tolosa.
Lo spettro della servitù e dei soprusi è ancora ben presente. Quindi gli operatori economici, commercianti ed artigiani, pretendono il riconoscimento del proprio stato, della libertà acquisita e della proprietà dei beni frutto del proprio lavoro, così come degli strumenti di lavoro. Mercanti ed artigiani si riuniscono e stabiliscono un rapporto diretto con l’autorità, che può essere un signore, un nobile o un vescovo.
Si tratta in pratica della nascita delle corporazioni, che assumono un ruolo di traino e contribuiscono in modo fondamentale a porre le basi dell’amministrazione delle città e della loro autonomia.
Le città italiane riescono a raggiungere l’autonomia: l’Imperatore è distante e non riesce a contrastare questa tendenza. Il feudalesimo si indebolisce nel Nord Italia e resta confinato alle aree periferiche. È un fenomeno unico in Europa. Il Nord Italia, libero dai legami medievali può crescere divenendo per alcuni secoli l’area più ricca in Europa.
Genova e Pisa liberano il Tirreno dai musulmani che perdono il controllo di Corsica, Sardegna e Sicilia e si lanciano nei commerci con l’Oriente sulla scia di Venezia.
L’altra area in forte sviluppo è quella delle Fiandre e Paesi Bassi. Qui le città non riescono a divenire autonome, poiché il controllo esercitato dai sovrani è forte. Ricevono comunque numerose ed importanti concessioni che favoriscono commercio e imprenditoria. Inoltre iniziano i collegamenti commerciali con il Baltico, altro mare interno che favorisce gli scambi e l’allargamento della cultura e civiltà europea.
Enrico Di Gianfrancesco
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E l’Europa faticosamente si trasforma. Grazie! Il ruolo delle città e anche quello delle abbazie per la trasformazione dell’economia agricola.