
Abbiamo visto crescere ed espandersi la giovane Europa, soprattutto grazie ai commerci e al cristianesimo.
Nei secoli XI e XII si assiste ad una notevole crescita economica e al miglioramento delle condizioni di vita, che portano anche ad un incremento della popolazione, sul quale possiamo fare solo delle grossolane stime, mancando ogni statistica.
Questa condizione è aiutata anche da un periodo di riscaldamento, che favorisce molte culture agricole, soprattutto nel Nord. È l’optimum climatico medievale. Si acquisisce la consapevolezza del miglioramento, al punto che il cristianesimo alza la testa e guarda lontano. Verso la fine del XI secolo, il papa lancia un forte appello per un’azione militare che porti alla riconquista della lontana Terra Santa per restituirla al mondo cristiano.
È la Chiesa a promuovere l’iniziativa, non è il potere politico, statale, certamente non maturo per una simile impresa, essendo riuscito appena a trattenere i musulmani al di là dei Pirenei. È la Chiesa, che non ha un esercito e che fa leva sul credo religioso dei signori feudatari del Nord, soprattutto Franchi.
Questi organizzano le proprie armate e investono risorse, spinti anche da una ricerca della crescita di ruolo, difficile da ottenere nel Nord, stretti come sono tra numerosi vicini aventi le stesse ambizioni.
La Terra Santa è un obiettivo religioso, capace di mobilitare i signori, ed apparentemente privo di ambizioni economiche, anche se poi ci saranno delle importanti ricadute.
È una guerra santa.
Dal punto di vista economico e sociale, sarebbe stato preferibile per Europa il recupero del più vicino Nord Africa, ripristinando quel ricco granaio che avrebbe evitato le continue carestie.
Per fare ciò ci sarebbe voluta una decisione politica capace di mobilitare le necessarie risorse militari, cosa impossibile per la nostra giovane Europa.
Così partono in molti alla ricerca del prestigio e della salvezza eterna.
E la giovane Europa va alla guerra.
Cavalieri, con i loro cavalli e fanti si mobilitano numerosi.
Per raggiungere il lontano obiettivo si attraversano Italia e Balcani e tutta l’Anatolia. È però evidente che una tale impresa militare necessita anche di una flotta di navi per le continue necessità di rifornimenti.
Questo ruolo spetta alle città marinare italiane, Pisa e Genova che si mostrano disponibili.
Venezia rimane a guardare, per non urtare Bisanzio che non gradisce questa iniziativa militare e l’ingerenza occidentale in Oriente. La flotta di San Marco interviene solo più tardi nella fase della reazione egiziana e il suo intervento è fondamentale.
L’iniziativa militare ha successo e vengono fondati dei regni cristiani con a capo feudatari del nord.
Si parla molto delle razzie condotte dai crociati, ma queste sono normali all’epoca. I signori tornano nei loro feudi carichi di oggetti preziosi. Queste ricchezze non vengono però investite sul territorio, ma servono solo ad arricchire i fasti delle corti.
Genova, Pisa, Venezia, puntano invece a stabilire delle colonie, piccole aree nei porti principali della Palestina e della Siria con propria banchina o scala, magazzino per le merci o fondaco, alloggi e chiesa, dove praticare i commerci con le carovane che provengono dall’interno. Le colonie sono ottenute come riconoscimento del sostanziale contributo fornito e sono indipendenti dalla legislazione e dalla giustizia locale.
Scala è un termine di origine greca-bizantina il cui maschile è tutt’oggi utilizzato per indicare un punto di approdo, di riparo e trasferimento di merci es. scalo merci, scalo ferroviario, oppure una tappa intermedia di un viaggio. Fondaco deriva dall’arabo Funduq, termine di origine greca, o dall’aramaico pundaq che indica il magazzino o l’albergo.
Numerosi termini vengono quindi introdotti nella lingua volgare italiana in formazione, che si arricchisce di influenze orientali grazie ai commerci.
L’assimilazione di queste definizioni orientali nelle nascenti lingue europee è probabilmente necessaria a causa della lunga assenza dei commerci nella realtà della giovane Europa.
Gli effimeri regni dei Franchi d’Oriente necessitano delle navi delle città italiane per i continui rifornimenti senza i quali non potrebbero sopravvivere così lontani. Per questo motivo c’è così tanta generosità nel concedere privilegi alle colonie.
Presto arriva però la progressiva riconquista territoriale da parte dei turchi, nuovi arrivati nello scenario del medio oriente e di religione musulmana.
I turchi non riprendono il controllo delle coste. Non sono gente di mare e non dispongono di una flotta. Comprendono comunque l’importanza delle colonie, poiché senza le navi italiane le preziose merci asiatiche che, trasportate dalle carovane, giungono ad Aleppo e a Damasco, non arriverebbero in Europa. Quindi le presenze veneziane, genovesi e pisane vengono viste come un vantaggio di cui approfittare.
I commerci si mostrano più forti delle rivalità religiose.
Involontariamente, l’azione promossa dalla Chiesa da un grande impulso ai commerci e al capitalismo mercantile.
Il commercio cresce sempre più indipendente dal potere politico e religioso.
Il successo dell’iniziativa militare, che segue la liberazione dei mari Tirreno e Adriatico dai musulmani ad opera delle città marinare italiane, inorgoglisce lo spirito europeo. È terminato il lungo periodo delle invasioni da Est e la giovane Europa scopre lo spirito dell’iniziativa, continuando la sua espansione.
Sotto l’influsso delle conoscenze odierne, continuo a scrivere Europa, europeo, anche se
in realtà questi termini sono poco o per nulla usati nel medioevo. Il concetto, di derivazione prettamente geografica, non figura in numerosi testi dell’epoca. Questo mostra la lentezza del processo di formazione della comunità e della civiltà europea.
Fa uso del termine Europa Dante, il quale, vittima della lotte interne fiorentine, esiliato, vede nell’Imperatore il possibile salvatore e pacificatore, ma il suo pensiero è ancora lontano dall’idea di una Europa come unità politica.
Le città marinare italiane beneficiano delle ricadute economiche delle crociate.
Nuova ricchezza si diffonde nel Nord della penisola, non solo sulle coste, ma anche all’interno. È il momento dei comuni, delle autonomie cittadine, dei commerci interni e con il nord Europa, del riconoscimento del ruolo dei commercianti e degli artigiani. È il tramonto del feudalesimo e l’indebolimento del sistema vescovile in queste aree.
Il sud della penisola non beneficia degli stessi effetti. Sono i normanni a scacciare i musulmani dalla Sicilia, e ad impadronirsi presto di tutto il meridione. Le autonomie di Amalfi e Gaeta vengono eliminate dallo stato normanno, monarchico e fortemente centralizzato.
È un fatto grave, poiché ha così inizio il grande distacco economico tra Nord e Sud della penisola, con le conseguenze che ben conosciamo ancora oggi.
Enrico Di Gianfrancesco
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