
Chiodi per ferratura 
Ferro per cavallo
For the want of a nail the shoe was lost,
For the want of a shoe the horse was lost,
For the want of a horse the rider was lost.
For the want of a rider the battle was lost,
For the want of a battle, the kingdom was lost,
And all for the want of a horseshoe-nail.
(Benjamin Franklin – Poor Richard’s Almanack – Philadelphia 1758)
Semplice ed efficace esempio dell’importanza del piccolo particolare, del dettaglio, la cui mancanza o trascuratezza può compromettere importanti cose.
Per la perdita di un chiodo il ferro fu perso,
Per la perdita del ferro il cavallo fu perso,
Per la perdita del cavallo, il messaggero fu perso,
Per la perdita del messaggero la battaglia fu persa,
Per la perdita della battaglia, il regno fu perso.
E tutto ciò per la perdita di un chiodo da ferro di cavallo.
Quello di Franklin è un cavallo da sella, di uso militare largamente impiegato nel medioevo, in quanto permette spostamenti veloci, indispensabili, ad esempio, nel caso del messaggero.
Sempre nel medioevo si sviluppa inoltre l’impiego del cavallo come animale da tiro.
Ciò è dovuto ad un nuovo tipo di imbracatura della testa e collo del cavallo ideato nel Medioevo, che non comporta sollecitazioni sulla trachea e la perdita della capacità respiratoria durante il tiro, permettendo lo sfruttamento come animale da tiro per i carri e i battelli fluviali, cosa impossibile con i sistemi di imbrigliatura più antichi.
Le strade sono però in pessimo stato e gli zoccoli si consumano velocemente. Non è sufficiente fasciarli, o utilizzare dei sandali. Si ricorre allora alla ferratura. Si utilizzano dei ferri a forma di U, con dei fori come sedi di chiodi di apposita forma e lunghezza. Ciò facilita enormemente lo sviluppo dei trasporti e dei commerci sul piccolo e medio raggio.
A causa dell’usura del ferro, lo zoccolo deve essere sostituito anche ogni mese.
Ogni ferro è fissato con 6 o 8 chiodi e si stima che per un cavallo da tiro in un anno ne occorrano circa 300. Quanti chiodi un artigiano forgiatore del medioevo riesce a produrre ogni giorno? Difficile da dire, poiché ciò dipende da abilità manuale e forza fisica. I chiodi da cavallo sono abbastanza piccoli e si può forse arrivare a 200 chiodi al giorno. Ipotizzando da 250 a 300 giornate lavorative ogni anno, si ottengono 50.000-60.000 chiodi per anno che sono il necessario per 160-200 cavalli da tiro.
Quanti sono i cavalli da tiro nel Medioevo in Europa e quanti sono i forgiatori?
Impossibile trovare una risposta. Provo a fare delle simulazioni :
Se i cavalli sono 50.000 occorrono 250-310 forgiatori dediti solo a questa attività.
Se i cavalli sono 100.000 ne occorrono 500-620.
Se i cavalli sono 200.000 ne occorrono 1.000 – 1.240.
Il numero dei cavalli da tiro, ovviamente, non è conosciuto. Inoltre non è certamente costante nel tempo. Probabilmente è cresciuto nei periodi in cui erano in crescita i commerci e nei periodi di pace.
La battitura dei chiodi richiede due uomini: il primo che estrae il chiodo rovente dal forno con una pinza e continua a tenerlo fermo, mentre il secondo batte il chiodo sull’incudine, fino ad ottenere la forma desiderata.
Oltre all’utilizzo di cavalli per il tiro stradale, occorre considerare anche il tiro dell’aratro.

Come cambia l’imbracatura
Il chiodo da ferratura è solo uno dei tanti tipi. In un periodo nel quale per le costruzioni navali ed abitative si utilizza carpenteria in legno, la richiesta di chiodi in ferro per il fissaggio degli elementi lignei è elevata. Occorrono chiodi lunghi generalmente da 15 a 25 cm per le travi più grandi e chiodi lunghi da 6 a 15 cm per le travi più piccole, i portoni di case e palazzi, gli infissi. Più tardi Il fissaggio con chiodi si userà anche nella fabbricazione dei mobili.
I chiodi per carpenteria sono di maggiori dimensioni rispetto a quelli da cavallo, quindi il forgiatore ne produce un numero inferiore a parità di ore lavorate. Gli stessi forgiatori lavorano anche altri oggetti in ferro come attrezzi, utensili e armi.
Quantificare oggi le produzioni di chiodi nelle varie fasi del medioevo, così come il numero di forge e di forgiatori, è impossibile. È comunque interessante riflettere sulle necessità del mercato, sulle capacità umane e sull’evoluzione delle tecniche per farsi qualche idea in proposito.
Intorno all’attività delle forge c’è un indotto, come diciamo oggi: l’estrazione del minerale, la sua trasformazione in ferro e acciaio, il taglio della legna necessaria per alimentare i forni. A causa dei difficili trasporti, le forge sorgono spesso in prossimità delle miniere e delle foreste. Per restare vicino a noi, sono attività tipiche delle valli alpine.
Le due innovazioni dell’imbracatura e della ferratura del cavallo sono fondamentali per lo sviluppo dei commerci e del trasporto di merci via terra. Ove le condizioni delle strade lo consentono si usa il carro trainato da cavalli, piuttosto che il quadrupede da soma, con aumento della capacità di trasporto e conseguente riduzione del costo.
Un altro aspetto interessante riguarda la forgiatura. Nel medioevo esistono regole sul lavoro. Una di queste impone di far lavorare dipendenti e apprendisti solo durante il giorno, quindi alla luce del sole. Ma molti artigiani impongono di lavorare anche di notte, clandestinamente. È il travail au noir cioè il lavoro in nero, effettuato dopo il tramonto al lume delle candele. Certamente il lavoro in nero viene praticato nelle forge isolate e lontane dai centri abitati. Il termine è oggi usato per indicare le forme di lavoro illegale.

Lo sviluppo economico ha necessitato della cura anche di piccoli particolari, come i chiodi. Tanti piccoli passi che, insieme a qualche buona idea, hanno contribuito alla crescita economica e sociale, generando lavori nuovi e diffondendo maggior benessere.
Sullo stesso argomento : https://www.youtube.com/watch?v=IuU1_uuPGB4
Enrico Di Gianfrancesco
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