
Nel precedente articolo abbiamo esaminato le vicissitudini economiche che hanno caratterizzato l’economia fiorentina alla metà del XIV secolo. Il fenomeno più importante è certamente la peste nera del 1347-1351, che considero la vera cesura tra due periodi economici e sociali in tutta Europa. Non disponiamo di numeri certi e le stime degli storici variano su un intervallo ampio, dai 25 ai 50 milioni di vittime, corrispondenti al 40-60 % della popolazione. La scarsa precisione deriva forse anche dalla mancanza di una condivisa definizione dei confini europei ad est.
L’altro fenomeno carico di conseguenze è l’inizio di un periodo di guerre, quella tra Inghilterra e Francia 1337-1453, detta Guerra dei cent’anni, e le guerre tra gli stati italiani.
Larga parte del territorio francese viene devastato e hanno termine le fiere di Champagne.
Questa pesante situazione favorisce la propagazione della peste nera, che partita dal Mediterraneo, si diffonde rapidamente nel nord Europa.
La guerra ha origini da questioni dinastiche, quindi le politiche dei sovrani e le mire dei sovrani devastano un sistema economico che era stato fondamentale nella fase della crescita europea dei secoli XI-XIV, senza comprendere che proprio da quello specifico sistema venivano le risorse con le quali finanziavano le proprie corti e le proprie ambizioni.
Le conseguenze di guerre e epidemie sono quindi il calo della popolazione e la brusca frenata dei commerci.
Paradossalmente il calo della popolazione ha conseguenze economiche positive a medio termine: la mancanza di manodopera genera un aumento dei salari, un nuovo spostamento dalle campagne verso le città, contribuisce ad un fenomeno inflazionistico. Ne deriva un generale miglioramento delle condizioni di vita.
La guerra in Francia e la chiusura del polo che è stato alla base della crescita del commercio tra nord e sud dell’Europa e verso est, bloccano il flusso della lana inglese e dei panni lana delle Fiandre verso il quadrilatero italiano.
Occorre affidarsi alle galere genovesi e veneziane che, percorrendo la pur difficile rotta atlantica, riescono a raggiungere i porti inglesi e Bruges.
La necessità di finanziare la costosa guerra con la Francia spinge il Regno inglese ad aumentare l’imposta sull’esportazione del sacco di lana che passa da 7 scellini e 2 pence del 1275 a 60 scellini del 1399.
| Numero pezze | Valore unitario in Fiorini | Valore totale in Fiorini | |||
| San Martino | ~ 2.900 | 25% | ~ 55 | ~ 162.000 | 37% |
| Garbo | ~ 8.900 | 75% | ~ 31 | ~ 276.000 | 63% |
| Total | ~ 11.800 |
L’industria fiorentina della lana reagisce con una scelta di specializzazione e viene divisa in due settori. Il primo detto di San Martino esclusivamente per la lavorazione della lana più fine di provenienza inglese, quindi dei panni di lusso caratterizzati da un prezzo elevato. Il nome deriva da quello del convento situato tra il Duomo e Palazzo Vecchio, zona dove sono concentrate le botteghe dedicate a queste lavorazioni.
Il secondo detto del Garbo per le produzioni di media e bassa qualità.
Il Garbo utilizza lana di minor pregio di provenienza mediterranea, soprattutto Abruzzo, Baleari e Catalogna e più tardi Sardegna.
Questa separazione fu sancita da una precisa normativa dell’Arte della Lana del 1408. Lo scopo è quello di preservare la reputazione degli apprezzati panni fini fiorentini, garantendone l’origine della lana. Si tratta di un esempio, non so se il primo, dell’attuale sistema DOC dei prodotti agricoli.
Inoltre viene così riservata alle lavorazioni di maggior pregio questa materia prima divenuta scarsa e costosa.
Il costo della lana abruzzese, o matricina, è di 12-14 Fiorini per balla (circa 91 kg); quello del prodotto spagnolo è di circa 11 Fiorini per balla, contro i 25-30 Fiorini della lana inglese.
Le lane mediterranee soddisfano le esigenze del Garbo, che impiega soprattutto la matricina. Con l’introduzione in Spagna della razza Merinos, di origine magrebina, e degli incroci con la razza autoctona, la qualità cresce notevolmente, come il suo prezzo e l’impiego a Firenze. Nel XVI secolo la qualità della lana merinos arriverà a superare quella della lana inglese.
Come mostrato nella tabella, il valore unitario delle pezze di pregio è notevolmente superiore, ma se si considera il valore totale, la quota dei prodotti medio-bassi è rilevante e probabilmente si riflette anche sul numero dei lavoranti coinvolto.
Enrico Di Gianfrancesco
Per approfondimenti: John H.Munro – The rise, expansion and decline of the italian whool-based cloth industries 1100-1730 – University of Toronto Studies in medieval and renaissance history 3rd series Vol.9
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