Le due storie parallele di Fiume e Trieste: meglio l’Austria che Venezia.

Trieste, Fiume e i loro retroterra storici.

La costa orientale dell’Adriatico è stata la cerniera tra Venezia e i popoli slavi.
Nell’VIII secolo l’avanzata verso occidente degli Slavi viene fermata dai Franchi proprio a Fiume e lungo una linea verticale che divide le parti occidentali ed orientali dell’Istria, determinando una divisione etnica, linguistica e politica durata per circa un millennio.

La linea rossa indica la massima avanzati degli Slavi
ed è stata la demarcazione etnica e linguistica
per oltre un millennio.


Il mare Adriatico era una via marittima abbastanza al riparo dall’espansione musulmana e permetteva i collegamenti tra Bisanzio e le aree ancora controllate nel Nord Italia, tra cui Ravenna, Venezia ed Aquileia.
Per la emergente potenza commerciale e marinara di Venezia era fondamentale assicurarsi il controllo delle coste, sia per la sicurezza della sua flotta, garantendosi approdi sicuri, ma anche per evitare l’affermarsi di città rivali nei commerci marittimi.
Venezia riesce ad assicurarsi quasi completamente il controllo della costa orientale dell’Adriatico, indispensabile, anche perché le è sempre mancato il controllo della costa occidentale.
Le città costiere dell’Istria occidentale (Capodistria, Pirano, Umago, Cittanuova, Parenzo, Rovigno, Pola) e della Dalmazia (Zara, Sebenico, Spalato, Cattaro) accettano più o meno di buon grado la dipendenza da Venezia, per essere protette contro gli Slavi. Altre, come Zara, tentano di resisterle e si ribellano frequentemente.
Trieste e Fiume fanno una scelta diversa. Piuttosto che cedere a Venezia e coscienti dell’impossibilità di restare completamente autonome, dopo alterne vicende, preferiscono tra il XIV e il XV secolo, la protezione dell’Austria (atto di dedizione), cercando di mantenere un’attività commerciale e marittima indipendente da Venezia e difendere l’autonomia cittadina.
Favorite dalla vicinanza con territori già appartenenti alla corona Asburgica, come la Carniola, le due città riescono così a mantenersi autonome sia da Venezia che dagli Slavi.
Superato il periodo delle guerre contro i Turchi, gli Asburgo si mostrano attenti allo sviluppo dei commerci marittimi di Trieste e Fiume. La potenza marinara e commerciale di Venezia è ancora notevole, ma non è più egemone in Adriatico come nei secoli precedenti.
Nel 1719 Trieste e Fiume ricevono contemporaneamente lo status di “porto franco” che fornisce un notevole impulso alle loro attività.
Maria Teresa d’Austria prende particolarmente a cuore la città di Trieste. Lo sviluppo delle infrastrutture portuali, di quelle stradali verso l’entroterra e successivamente di quelle ferroviarie, portano Trieste a divenire il grande porto commerciale dell’Austria e della Boemia, e Fiume a divenire il porto commerciale dell’Ungheria.
Giuseppe, figlio di Maria Teresa, promulga nel 1781 un editto di tolleranza religiosa, che attira a Trieste commercianti ebrei, greci, armeni e protestanti e favorisce la composizione cosmopolita che molto ha giovato alla sua crescita.
Le due città crescono notevolmente ed attirano molti immigrati, sia dall’Italia che dai Balcani. La storia ci mostra che libertà, tolleranza e pluralità di cultura sono elementi fondamentali per lo sviluppo economico.
L’importanza di Trieste diviene tale per cui gli Stati Uniti d’America vi stabiliscono nel 1804 il secondo consolato in Europa, dopo quello di Bristol.
Le occupazioni napoleoniche ed il blocco del commercio navale con l’Inghilterra, hanno conseguenze negative sui traffici ed occorre attendere il periodo della Restaurazione per assistere ad una loro ripresa.
Dopo il Congresso di Vienna, l’Impero Austriaco vede aggiungersi ai due porti di Trieste e Fiume quello di Venezia e dirige le sue ambizioni commerciali verso l’Oriente mediterraneo e le Indie.
Nel 1815 Trieste raggiunge una popolazione di 45.000 abitanti.
Negli anni ’30 del XIX secolo si sviluppa a Trieste l’importante sistema di servizi al commercio, incentrato soprattutto sulle grandi società di assicurazioni, con le Generali nel 1831, il Lloyd Adriatico nel 1833 e la Riunione Adriatica di Sicurtà nel 1838. Dal 1836 il Lloyd si occupa anche della gestione di line di navigazione a vapore.
Un’altra spinta alle attività del porto triestino viene nel 1857 dal completamento della Südbahn, linea ferroviaria a doppio binario che collega Vienna a Trieste.
Parimenti nel 1873 Fiume viene collegata con ferrovia a Zagabria e quindi all’Ungheria.
Per il legame con l’Ungheria, il porto di Fiume si specializza nel commercio di cereali ed altri prodotti agricoli.
L’apertura del Canale di Suez genera grandi aspettative, ma relativamente poco traffico per tutti i porti dell’Europa mediterranea.
Verso la fine del XIX secolo dai due porti partono numerosi migranti dell’Europa centrale ed orientale diretti verso le Americhe.
Alla vigila della Grande Guerra Europea, Trieste è per numero di residenti la quarta città dell’Impero Austro-Ungarico dopo Vienna, Budapest e Praga.
Nel 1914 la guerra pone fine a questa florida congiuntura.
Al suo termine Trieste nel 1919 e Fiume nel 1924, vengono annesse al Regno d’Italia.
I loro porti si trovano però senza i precedenti retroterra, anche a causa dei difficili rapporti tra l’Italia ed il nuovo stato Jugoslavo. Ne consegue l’inevitabile declino commerciale, economico e demografico delle due città.
Il regno d’Italia ha l’ambizione di estendere la sua zona d’influenza verso l’area balcanica e danubiana, ma la forte connotazione nazionalistica ed anti slava non è sicuramente di aiuto.
Le attività produttive vengono sostenute da sussidi statali tra i quali importanti interventi dell’IRI.
Al termine della seconda guerra Trieste tornerà all’Italia, mentre Fiume conoscerà l’esodo forzato del suo nucleo di etnia e lingua italiana e diverrà il principale porto della Croazia, riprendendo però a crescere, perché dotata di nuovo di un suo retroterra economico.

AnnoTriesteFiumeLubiana
1880144.844 21.00032.265
1910229.51049.60856.844
2011202.123128.624287.218
Crescita e declino demografico di Trieste e Fiume e confronto con la vicina Lubiana

La storia delle due città ha un finale differente, ma ci insegna che un porto per crescere e progredire necessita di un retroterra del quale esportare i prodotti e per il quale importare i prodotti mancanti.
È una regola economica che non può essere infranta da alcun nazionalismo.


Enrico Di Gianfrancesco



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