Il Donbass e il compagno Stakanov

Ucraina

Il Laboratorio Storico continua il suo viaggio attraverso la Storia al fine di fornire informazioni che mi auguro aiutino a comprendere i terribili avvenimenti di questi ultime settimane.
A metà del XIX secolo l’Impero Russo è arretrato rispetto all’Europa Occidentale.
È una vastissima nazione che non ha conosciuto lo sviluppo industriale e l’avvento di una borghesia imprenditoriale. La stessa guerra di Crimea (1854-1856) evidenzia che, senza uno sforzo di modernizzazione, questo grande paese non è in grado di reggere il confronto con le potenze europee.
La Russia è un paese agricolo, con la maggior parte delle aree caratterizzate da lunghi e freddi inverni, da grandi distanze e con risorse naturali che sono in gran parte da sfruttare o addirittura da scoprire.
La struttura sociale è ancora di carattere medievale, con una classe dominante costituita dalla nobiltà terriera e con i contadini allo stato di servitù. In queste condizioni servili vivono sia i contadini che lavorano terre dello Stato, sia quelli che lavorano terre dei nobili.
La classe borghese cittadina e imprenditrice è praticamente assente ed incapace di interpretare istanze di progresso.
Solo Pietro il Grande, ad esempio, aveva favorito la nascita di alcuni complessi industriali destinati alle forniture militari. Si sviluppano in campo tessile attività basate per lo più sul lavoro a domicilio, come per la produzione di tele per le vele.
Il settore metallurgico degli Urali è importante. Viene sfruttato l’ottimo minerale di ferro e l’abbondante legname delle foreste. Il prodotto primario non viene però lavorato in Russia, ma esportato in Europa come ghisa greggia. I metodi fusori russi sono infatti arretrati e incapaci di reggere, sui mercati europei, la concorrenza dei prodotti inglesi realizzati con le nuove ed efficienti tecnologie.
Il Sud, cioè l’Ucraina e le terre intorno al Mar Nero, è caratterizzato dalle terre nere fertili e qui l’attività agricola è di interesse economico per i nobili. I contadini, in quanto servi sono di proprietà del nobile, mentre i prodotti sono in gran parte venduti allo Stato, che se ne serve per compensare le importazioni, ad esempio di materiale ferroviario.
Ai contadini rimane il solo necessario alla sussistenza.
In queste terre nere si produce molto grano, come quello di cui tanto si parla oggi con le importazioni italiane interrotte dalla guerra in corso.
Mi sono reso conto che molti italiani sono rimasti sorpresi nello scoprire questa nostra importante dipendenza da Ucraina e Russia per il grano ed altri prodotti agricoli, ma non è la prima volta che si verificano problemi di approvvigionamento da queste regioni. Già la Grande Guerra aveva bloccato l’importazione verso l’Italia di grano dalla Russia e dalla Romania, provocando grandi problemi.
Nel 1861 viene proclamata l’abolizione della servitù. Secondo lo Zar “è meglio distruggere la servitù dall’alto, anziché attendere che la distruzione venga dal basso”. Questa frase ben sintetizza le idee dell’oligarchia russa impegnata nel controllo di una modernizzazione guidata e ovviamente moderata, il cui obiettivo è comunque la salvaguardia dell’Ancien Regime.
Che l’emancipazione dei contadini avvenga dall’alto, certifica la crescita modesta del progresso economico e l’incapacità della borghesia di provocare cambiamenti.
L’emancipazione della servitù è la riforma più importante, ma non la sola introdotta dallo Zar Alessandro II. Vengono infatti migliorati il sistema di governo locale, la giustizia, l’istruzione e vengono accresciuti gli organici della pubblica amministrazione. Nasce una burocrazia abbastanza evoluta e colta, un ceto medio al servizio dello Stato. Seppur lentamente la società russa si va modernizzando, anche grazie agli impulsi e alle idee che arrivano dall’Europa.
Si forma la cosiddetta Intelligencija costituita da intellettuali, tecnici, professionisti animati da volontà innovative e spirito critico verso l’oligarchia dominante. Stretta tra la censura e la repressione, l’Intelligencjia si trova però isolata. I contadini non riescono a migliorare la loro condizione, rimanendo allo stato di sussistenza, mentre la nobiltà terriera è incapace di promuovere uno sviluppo capitalistico dell’economia agricola.
Qualche iniziativa industriale viene realizzata da imprenditori esteri, con propri dirigenti e capitali. L’interesse nell’Europa occidentale per questo tipo di investimento è però modesto, a causa sia della grande debolezza del mercato di consumo interno russo, sia per le grandi distanze e i costi dei trasporti.
Essendo scarse le possibilità di iniziative imprenditoriali private, non rimane che la strada dell’intervento dello stato che favorisce la nascita di complessi industriali dotati di tecnologie moderne. Le produzioni non sono però rivolte ad un mercato interno che rimane di proporzioni ridotte, ma si concentrato sui fabbisogni statali di beni strumentali, come gli armamenti.
Verso la fine del XIX secolo inizia lo sfruttamento industriale dei giacimenti di minerale di ferro scoperti due secoli prima a Krivoj Rog (in ucraino Kryvyj Rih) nella Zaporigia, nel Sud dell’Ukraina, dove viene costruito il grande stabilimento siderurgico Kryvorizstal, che sfrutta i vicini giacimenti di carbone scoperti nel XVIII secolo nel bacino del Donec, conosciuto anche come Donbass.
L’imprenditore gallese John Hughes investe in un’acciaieria e in miniere di carbone a Olexandrivka.
Viene fondata la città di Juzovka, che nel 1924 prende il nome di Stalino dal russo stal (acciaio).
Il complesso siderurgico di Kryvorizstal continua ad espandersi nel periodo sovietico, fino agli anni settanta.
È nel bacino minerario del Donec che ha origine la leggendaria figura di Alexei Grigorevich Stakhanov, minatore che nel 1935 estrasse circa 100 tonnellate di carbone in 5 ore e 45 minuti. Episodio della cui verità si dubita e che viene utilizzato dalla propaganda del regime di Stalin per esaltare il lavoro socialista ed incitare gli operai a spingere la propria produttività. Ne derivano i termini stacanovismo e stacanovista.
Il simbolo della produttività socialista non è un contadino, ma un minatore. Malgrado i contadini costituiscano all’epoca di Stalin ancora la stragrande maggioranza della forza lavoro, la figura di un operario probabilmente simboleggia lo sforzo verso l’industrializzazione.
La nuova e moderna attività siderurgica del bacino del Donec e della Zapirigia riduce nell’ottocento l’importanza dell’attività metallurgica e mineraria dei lontani Urali. Il facile accesso al Mar D’Azov e quindi al Mediterraneo è di grande importanza. Carbone e ferro vengono esportati in Europa via mare. Ecco che già a fine ‘800 a Trieste arriva ferro russo a prezzo inferiore rispetto a quello della vicina Stiria.
Il Donbass diviene una regione trainante nel processo di industrializzazione dell’Impero Russo prima e dell’Unione Sovietica poi, che viene popolata nel corso del XVIII e XIX secolo, quindi molto recentemente.
Il conteso Donbass è ricco di carbone che, malgrado l’odierno l’orientamento contro i combustibili fossili, riveste ancora una notevole importanza.
Nella vicina Zaporigia, la regione del Basso Dnieper e antica terra dei Cosacchi, non c’è solo la più grande centrale nucleare d’Europa, ma anche una delle più grandi acciaierie.
È quindi una regione rilevante dal punto divista economico, anche se questo oggi non può giustificare una guerra.

Enrico Di Gianfrancesco

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