
Più a lungo dura questa guerra e più scopro legami tra l’Italia e le zone dell’Ucraina dove si combatte. È così anche per l’acciaieria di Mariupol, ultimo caposaldo di resistenza in una città conquistata e distrutta.
Si tratta di un grande complesso siderurgico dove lavoravano più di diecimila persone.
La decisione di costruire lo stabilimento risale al 1930. I lavori del porto iniziano nel 1931, mentre la prima produzione di acciaio è del 1933.
La scelta della localizzazione a Mariupol è giustificata dalla vicinanza alle miniere di carbone del Donbass e a quelle di ferro della regione di Dnipropetrovsk, di cui abbiamo parlato nello scorso articolo. L’acciaieria è costruita sul mare e dotata di un porto, scelta lungimirante per l’epoca sovietica.
Prima dell’inizio di questa guerra venivano prodotte 5,5 milioni di tonnellate di acciaio in semilavorati quali lamiere per la carpenteria e le costruzioni navali, tubi di grandi dimensioni per oleodotti e gasdotti, rotaie, travi.
Negli ultimi anni l’Italia era divenuta il principale mercato di esportazione, soprattutto per le lamiere e i tubi, colmando il vuoto causato dalla riduzione delle produzioni dello stabilimento ex ILVA di Taranto. Le esportazioni verso l’Italia sono arrivate a superare il 40% delle produzioni di Azovstal. L’Italia era seguita da Turchia, Regno Unito, Russia e Cina.
Certamente gli impianti produttivi sono stati danneggiati in questi due mesi di guerra, anche se l’entità di tali danni non ci è nota. Dalle immagini è possibile notare molti edifici distrutti, ma si vedono anche i lunghi tetti color rosso ruggine di molti capannoni industriali che sembrano intatti.
A guerra finita ci sarà un lungo lavoro di ricostruzione e servirà molto acciaio.
A proposito di ricostruzione, ieri mi hanno riferito il racconto di una persona che dopo un quarantina di giorni trascorsi in cantina è riuscita a raggiungere Leopoli e la Polonia.
Mi ha colpito un’osservazione: dal treno in molte zone si vedono grandi estensioni di terreni ed edifici totalmente anneriti a causa delle bombe e degli incendi, ma qua e là si notano spuntare alcune piante di verde erba primaverile ed alcuni fiori che si fanno spazio nella desolazione delle esplosioni.
È la natura che inizia la sua opera di ricostruzione.
Poi toccherà agli uomini.
Con questo articolo, il Laboratorio Storico termina la serie dedicata all’Ucraina, per tornare ad occuparsi di storia economica e sociale.
Mi auguro di aver contribuito a far conoscere alcuni aspetti di questo grande paese che ai più sembrava così lontano e marginale.
Enrico Di Gianfrancesco
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