La produzione inglese di panni lana: tecnica, economia e società.

Come ho già anticipato nel precedente articolo, nel XIII secolo la lana è divenuta la principale fonte di reddito inglese.
Oltre al consumo interno per abbigliamento, è importante il contributo dell’esportazione, soprattutto verso le vicine Fiandre.
I primi dati disponibili risalgono a fine ‘200 con circa 27.000 sacchi di lana per anno esportata con picchi fino a 39.000 sacchi per anno ad inizio ‘300. Dati così precisi in quel periodo storico sono rari e probabilmente questa contabilità ha origine dalla tassazione dell’export entrata in vigore nel 1275 con la Great custom of wool.
La tassa è di 7s.6d. per sacco (7 scellini e 6 pence)
Quindi si tassa l’export, mentre in tempi più recenti è divenuto comune tassare l’import.
La tassazione viene decisa dal parlamento dopo discussioni con i mercanti, che non si oppongono, anzi, si mostrano favorevoli, perché in precedenza le esportazioni erano vietate, a meno di non disporre di una specifica e costosa licenza che non era concessa con facilità. Tipico caso di accordo quid pro quo, che in questo caso illustra un consenso al pagamento della tassa in cambio della libertà di esportare.
Gli introiti della tassazione contribuiscono, di conseguenza, alla crescita della nazione inglese.
Per valorizzare ulteriormente la risorsa lana, si punta alla produzione di panni di qualità elevata, stimolando esperti artigiani delle Fiandre a trasferirsi in Inghilterra.
Ciò è interessante, perché nello stesso periodo città come Venezia e Firenze vietano il trasferimento all’estero degli artigiani per proteggere le attività economicamente importanti.
Il peso di un sacco di lana corrisponde al carico che può sostenere un cavallo ed è stabilito in 364 libbre, circa 164 kg. Si stima che per un sacco di lana occorra tosare circa 200 pecore.
Il prezzo medio di un sacco è di circa 130 scellini, ma arriva a 260 scellini per la lana di qualità più elevata come quella prodotta da alcune abbazie cistercensi.
La tassa sui sacchi esportati di media qualità è, quindi, di circa il 5%.
Le abbazie cistercensi possiedono le greggi più importanti, fino a 10.000 capi. Spesso esportano direttamente, senza l’intermediazione dei mercanti, arrivando fino a possedere una nave adibita allo scopo. L’elevata qualità spinge a fare vendite già prima della tosatura. Forse si tratta delle prime vendite allo scoperto usando l’attuale linguaggio delle borse.
Questo tipo di vendite espone però a dei rischi, come avviene per una grande epidemia di scabbia che decima le greggi intorno al 1270. Per rimborsare il denaro incassato le abbazie inviano i frati a raccogliere di casa in casa della lana chiamata lana collecta, che è di bassa qualità, ma ha il suo valore commerciale. Non so se il termine colletta che oggi indica una raccolta di beneficenza abbia origine da questi episodi.
Tessuti di lana si producono già in Inghilterra, ma la loro qualità è bassa e sono destinati agli abiti della gente comune, del basso clero e dei militari.
Sono i mercanti ad acquistare la lana grezza dopo la tosatura, che va selezionata per qualità, battuta e lavata con acqua corrente. Le fibre sono spesso corte ed intricate e vanno cardate, cioè districate, stirate, rese parallele e liberate dalle impurità. La cardatura è un processo manuale che si effettua con pettini dotati di punte metalliche.

Le fibre cardate sono ora pronte per la filatura. Sono avvolte sulla rocca in legno, da cui vengono tirate due fibre che vengono intrecciate per ottenere un filo robusto a sua volta avvolto sul fuso. La filatura a mano è presto sostituita dalla più veloce filatura a ruota. È il lavoro tipico delle donne, effettuato dalla moglie e dalle figlie del tessitore in casa. Nella bella stagione è usanza delle donne dei villaggi inglesi raccogliersi in gruppo in strada per filare in compagnia.
Le case dei tessitori sono abitazioni in legno e paglia con finestre piccole. C’è una grande camera in cui è situato il telaio, il camino per la cucina e come fonte di calore, spesso c’è anche il letto.
La tessitura è l’attività dell’uomo. Sul telaio vengono posti i fili verticali dell’ordito, mentre quelli orizzontali della trama sono inseriti con un utensile ovale in legno, che in seguito sarà chiamato navetta per la sua forma. Si ottiene così il tessuto la cui larghezza dipende da quella del telaio, mentre può essere più o meno lungo. Occorrono più di una filatrice per alimentare a sufficienza un telaio.
Le dimensioni standard dei panni-lana sono definite in 26 yard di lunghezza e almeno 6/4 di yard di larghezza (23,7×1,37 metri). Le prime standardizzazioni e controlli risalgono al 1196 e sono contenuti nello Assise of Cloth. Il prezzo viene espresso alla dozzina.
La larghezza del telaio è ovviamente limitata dalla capacità dell’uomo di far passare il filo da un lato all’altro, in pratica è limitata dalla lunghezza del braccio. Da un sacco si ricavano 4 panni-lana.
I panni, così ottenuti, vengono posti ad asciugare al sole.
È il mercante che acquista la lana grezza e l’affida al tessitore a cui paga la trasformazione.
Si tratta di un esempio di lavoro a domicilio o home working, come viene già praticato nelle Fiandre, a Firenze e a Venezia, sebbene in quest’ultima per altre attività. Infatti a Venezia non si sviluppa la lavorazione della lana per la mancanza di acqua corrente, mentre a Firenze si sfrutta l’Arno.
Il mercante ritira i panni-lana e li vende nei mercati dove incontra i colleghi che esportano nel continente. In alcuni casi è il tessitore che acquista la lana grezza e vende il panno nel mercato vicino, ma gestendo piccole quantità, fatica a competere con il mercante sia per il prezzo di acquisto della lana che per il prezzo di vendita del panno.
Il mercante ha un raggio di azione limitato: in genere la percorrenza di un quadrupede da soma in un giorno. È una persona ricca e la sua abitazione spicca nei villaggi rispetto a quelle degli agricoltori e degli artigiani tessitori, così come la sua tomba nel cimitero. La sua attività è una forma di capitalismo. ma ne derivano benefici anche per il tessitore che riesce in questo modo ad integrare con una seconda fonte di entrate l’attività di agricoltore, soprattutto nelle stagioni invernali.
La lavorazione della lana si diffonde in vaste aree della campagna inglese e favorisce il superamento della struttura sociale medioevale caratterizzata dall’agricoltura di sussistenza e dalla scarsità di commerci.

Enrico Di Gianfrancesco

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