Gli errori della Conferenza di pace di Versailles: i germi del nuovo conflitto europeo.

Territori ceduti dalla Germania nel 1919

La guerra civile europea del 1914-1918 ha enormi conseguenze economiche e sociali.
Preferisco definirla guerra civile, perché combattuta tra popoli appartenenti alla stessa cultura e civiltà, piuttosto che guerra mondiale, perché genesi e svolgimento sono stati europei.
L’Europa continentale esce profondamente ferita e prostrata dai cinque lunghi anni di guerra, lutti e distruzioni. Ne esce con la perdita del ruolo economico di traino che era stata capace di costruire in un millennio di continua e prorompente crescita. In tutti i settori: scientifico, industriale, commerciale, agricolo, finanziario, sociale, artistico, letterario l’Europa aveva assunto un ruolo predominante.
Sembrerebbe logico che a guerra terminata si tenti un ritorno alla normalità di ante guerra, mettendo da parte le rivalità.
Invece…
Viene organizzata la conferenza di Versailles tra le quattro potenze vincitrici: Francia, Gran Bretagna, Italia ed U.S.A.; mentre Germania, Austria, Turchia e Russia sono escluse. Le prime perché sconfitte ed accusate della responsabilità della guerra. È evidente che si tratta di uno strano modo di costruire la pace, senza ascoltare gli sconfitti e senza preoccuparsi che i vecchi sistemi di governo, spazzati via dalla guerra, vengano sostituiti da nuovi, ai quali sarebbe dovuto andare il sostegno necessario per superare il difficile dopoguerra e per ricostruire un corretto rapporto con le altre nazioni.
Ma l’impostazione dei padroni di casa è ben diversa. La Francia, guidata da Clemenceau, vuole una pace “cartaginese” per ritardare il più possibile una ripresa dell’economia tedesca: sottrazione di territori abitati da tedeschi, pesanti rimborsi dei costi della guerra da effettuarsi con denaro e con beni.
La Gran Bretagna è restia ad occuparsi troppo dell’Europa continentale. È molto più interessata alla spartizione delle colonie tedesche e dei territori dell’Impero ottomano. L’imperialismo è duro a morire.
L’Italia vuole sancire l’acquisizione di importanti territori dell’Impero Austriaco per arrivare ad unificare tutti gli italiani, consolidarsi all’interno dei cosiddetti confini naturali e mira ad assumere un ruolo di preminenza in Adriatico e nell’area balcano-danubiana.
Gli U.S.A. hanno la visione più moderna e realistica di tutti. Nel gennaio 1918 il presidente Wilson aveva esposto in un discorso al parlamento i suoi quattordici punti, Fourteen Points, con i quali porre le basi per un pacifico futuro senza più guerre fratricide tra gli europei. Ma Wilson fatica a comprendere mentalità ed ambizioni degli europei vincitori. Le sue tesi si scontrano con la volontà di Clemenceu e, deluso, rientra presto negli Stati Uniti.
Keynes, giovane e brillante economista, viene scelto tra i componenti della delegazione britannica a Versailles, in qualità di esperto.
È inglese, si rende conto subito delle differenti percezioni dei continentali sia dei problemi causati dalla guerra, sia dei problemi da affrontare nel dopoguerra. Riconosce queste differenze: da circa un millennio il suolo britannico non veniva sconvolto da guerre, anche se l’Inghilterra aveva spesso partecipato alle guerre sul continente.
La Gran Bretagna è un isola e vive nel suo isolamento, anche se beneficia della prossimità al continente.
Francia, Germania, Olanda, Italia, Polonia sono molto più connesse tra loro. Le loro economie e le loro culture dipendono fortemente le une dalle altre.
L’Europa continentale nasce dall’unione tra le culture mediterranea e cristiana e quella germanica e pagana. Non è mai stata un’entità politica, a parte l’importante, ma debole tentativo di Carlo Magno.
Seppur frammentata in molti stati grandi e piccoli, ha costruito una civiltà europea con la sua specifica identità.
Nessuno stato ha prevalso sugli altri.
L’Europa ha vissuto sempre in una situazione di equilibrio, bene o male sopportata e accettata. Quando una nazione lo rompeva, gli altri stati europei si coalizzavano, come è successo a Napoleone e a Venezia con la formazione della lega di Cambrai.
La guerra franco-prussiana del 1870 aveva alterato questo equilibrio. La successiva unificazione tedesca e la potente crescita industriale ed economica della Germania, aveva ampliato la frattura.
Qui si trova la vera profonda ragione della guerra
Da un lato la Germania voleva rafforzare ulteriormente la posizione acquisita, dall’altro la Francia mirava al ritorno alla precedente situazione.
Tutte le altre questioni che gli storici elencano sono dei punti di attrito, anche importanti, che però da soli non avrebbero mai potuto scatenare una guerra di tali dimensioni.
A Versailles c’è la grande occasione di raggiungere un nuovo equilibrio basato su cooperazione ed interesse comune, ma non avviene questo.
Alla Germania vengono imposte pesanti mutilazioni territoriali, quali l’Alsazia, la Lorena, l’Alta Slesia e la Pomerania orientale, mentre la Prussia Orientale viene separata dal corridoio di Danzica.
L’Impero Austriaco scompare lasciando spazio ai nuovi stati slavi, come Cecoslovacchia, Polonia e Jugoslavia. L’Austria viene ridotta alle dimensioni dello stato attuale. I tedeschi del Sud-Tirol e della Boemia vengono separati dall’Austria.
Stesso destino subiranno in seguito l’Ungheria e l’Impero Ottomano.
All’Italia vengono attribuiti il Sud-Tirol e zone di confine abitate da Sloveni e da Croati.
La maggior parte delle decisioni territoriali è presa dalla conferenza di pace senza alcuna concertazione con le popolazioni, mentre vengono concessi plebisciti limitati a piccole aree a popolazione mista.
Le mutilazioni territoriali, gli spostamenti di confine, la nascita di nuovi stati nazionali, la mancanza di una politica di rispetto delle minoranze, fanno sorgere rancori, pericolosi germi di future rivalse.
Le decisioni di carattere economico sono terribili.
La Germania è costretta a riconoscere risarcimenti in denaro e materiale.
Viene costretta a cedere quasi tutta la marina mercantile e da pesca, 5.000 locomotive e 150.000 vagoni ferroviari per il trasporto merci, tutte le colonie
Inoltre vengono espropriate le proprietà private tedesche all’estero. Tale norma, contraria ai principi del diritto internazionale, viene inserita per la prima volta in un trattato di pace.
Alla Germania viene anche imposto il pagamento dei danni materiali causati nei territori occupati per gli edifici, fabbriche, infrastrutture distrutte per l’enorme cifra di 132 miliardi di marchi oro.
Queste riparazioni andrebbero a vantaggio principalmente di Francia e Belgio, mentre le riparazioni per l’Italia saranno definite nei trattati di pace con l’Austria e con l’Ungheria.
Gran Bretagna e Stati Uniti tentano di mitigare le pretese francesi, ma Clemenceu resiste. Sono imminenti le elezioni e vuole presentarsi all’elettorato con il risultato acquisito di far pagare ai tedeschi la ricostruzione del tessuto economico francese.
Le riparazioni, sommate alle mutilazioni inferte alla capacità produttiva tedesca, provocheranno una terribile crisi economica che sfocerà nella iper-inflazione del 1923, affosserà la Repubblica di Weimar, e contribuirà alla presa del potere da parte di Hitler.
Keynes comprende i rischi connessi a queste decisioni e decide di abbandonare la Conferenza di pace per non doverle condividere.
Rientra a Londra e scrive le sue opinioni in un libro dal titolo The economic consequences of the peace del 1919.
È interessante che proprio un inglese abbia dato una magistrale lezione di europeismo, purtroppo inascoltata.

Enrico Di Gianfrancesco

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