Storia economica e sociale di Venezia – Parte terza: i commerci tra Oriente e Europa.

La rotta tra Venezia e Bisanzio

L’economia commerciale e marittima di Venezia necessita della sicurezza delle coste. Sono necessari porti di appoggio e rifornimento delle navi ed il controllo delle fonti di approvvigionamento dei prodotti da commercializzare provenienti dalle regioni interne ai porti di approdo.
Il primo obiettivo è la costa orientale dell’Adriatico, mare che deve essere messo in sicurezza dalle incursioni dei pirati.
Occorre poi creare una rete di approdi sicuri per le navi veneziane in rotta verso oriente.
Venezia arriva a controllare Capodistria, Pirano, Portorose, Rovigno, Pola, Zara e Zante.
Il controllo della costa occidentale dell’Adriatico non è possibile per la presenza prima dei bizantini, poi dello Stato della Chiesa e più a Sud dei musulmani e dei normanni.
Secondo obiettivo è quello di stabilire colonie in quella che allora era chiamata Romania, cioè la Grecia e la penisola balcanica fino alla stessa Bisanzio.
Romania è il termine attribuito a quelle aree dell’ex Impero romano che restano sotto il controllo bizantino. Da qui deriva il nome attuale dello stato a nord dei Balcani. Anche il termine Romagna ha questa origine ed è attribuito a quelle che erano le terre dell’Esarcato.

Coste sicure e coste insicure


Terzo obiettivo sarà quello di stabilire vere e proprie colonie nelle città costiere del Medio Oriente, punto di arrivo delle carovane di mercanti provenienti dall’Asia.
Venezia interviene a sostegno di Bisanzio per contenere l’espansione normanna che era giunta a conquistare l’Epiro. Come riconoscenza, viene concesso alle navi veneziane l’esenzione dai dazi per i commerci effettuati nel porto di Bisanzio.
È quella di Venezia una visione commerciale, marinara e costiera fondata sul lavoro continuo, certamente non frutto di un piano strategico definito e programmato, ma frutto di piccoli passi e di successive acquisizioni di esperienze.
Commerciale, perché è dai commerci che si arriva al superamento delle carenze di materie prime fondamentali di cui mancava la laguna veneta.
Marinara, perché sono dapprima il mare Adriatico e successivamente i Mari Ionio ed Egeo e poi il Mediterraneo Orientale le grandi infrastrutture naturali utilizzate per i commerci. Senza dimenticare i fiumi delle pianure veneta e padana.
Costiera, perché a Venezia interessano solo punti di appoggio sicuri per le proprie flotte, basi per il carico e lo scarico delle merci e le trattative commerciali. Venezia almeno fino al XVI secolo non si è mai interessata al controllo di zone interne, sia nella vicina Dalmazia, sia nel lontano Oriente, sia nella penisola italica.
Un aspetto è fondamentale: quello del lavoro.
Venezia è cresciuta grazie alla dedizione al lavoro dei suoi abitanti, all’origine sfortunati per essersi rifugiati di un’area paludosa e sabbiosa, scarsa di risorse alimentari. Senza questa, la laguna sarebbe rimasta un’area povera e insalubre scarsamente popolata da baracche di poveri pescatori.
Anche i commercianti lavorano, partecipando in prima persona ai lunghi viaggi via fiume o via mare. Sono allo stesso tempo commercianti, navigatori e viaggiatori e manterranno questo costume per molti secoli, anche quando avranno accumulato importanti ricchezze.
La crescita di Venezia è possibile anche grazie all’abilità di essere e restare indipendente, malgrado le invasioni germaniche, l’avvento dell’Impero carolingio prima e del Sacro Romano impero dopo. Città cattolicissima, ma abbastanza indipendente dall’influenza della Chiesa di Roma.

Venezia: importazioni da Oriente e da Sud e esportazioni verso l’Europa.

Venezia diviene presto il centro commerciale più importante d’Europa e del Mediterraneo.
È molto interessante analizzare cosa progressivamente arrivano a commercializzare i veneziani perché ci aiuta a comprendere come Venezia, con il suo pragmatismo e la sua organizzazione dello stato assolutamente all’avanguardia rispetto agli altri stati europei ed orientali, sia divenuto un potente motore dello sviluppo economico europeo.
I commercianti veneziani importano dall’Oriente:
– dalla Siria: sete, tappeti, cere, zenzero, cannella, noce moscata, pepe, cordovani, (cuoio lavorato e cesellato per decorazioni), moahir, dall’arabo mukhayyar (scelta) ricavato dal vello delle capre d’Angora dell’attuale regione di Ankara, pietre preziose e allume. La Siria è la meta di arrivo di molte rotte carovaniere dalle Indie. Oltre alla rotta marittima, spesso pericolosa, queste merci arrivano a Bisanzio traversando tutta l’Anatolia, o arrivando a Trebisonda sul mar Nero e da qui proseguono via mare verso Bisanzio.
– da Cipro: frumento, sale, cotone
– da Candia: vini (in particolare malvasie), formaggi, aceto
– da Zante: vini, aranci, limoni, olive, olio, lana, pelli, uve passe, zibibbo
Dalla penisola Iberica: aringhe, sete, lane, pellami, cordovani
Dall’Europa Centro settentrionale:
-dalla Francia: lane finissime, tele, tovaglie
-dalle Fiandre: panni lana fini, oggetti in stagno, pesci salati
-dalla Germania: oggetti in ottone e in stagno, coltelli, aghi, tele, metalli, oro e argento.
-dal Baltico: pelli, in particolare di pregiati zibellini
Dalla Penisola italiana:
-dalla Puglia:  frumento, ceci, fave, olio, vino, olive, aranci, limoni
-dalle Marche e dalla Romagna: frumento, vini, olio, sale, formaggi, lini, canapa, pesci salati, frutta
-dall’Istria: vino, agnelli, capretti, frutta, legno
-dal Friuli: gli ottimi vini, farine e legumi, legname
-dal Cadore: legname.
Dalle regioni abitate dagli slavi provengono gli schiavi.
Fino alle Crociate non ci saranno commerci con la Palestina, l’Egitto e il Nord Africa in mano ai musulmani.
Un aspetto è subito evidente: i prodotti che vengono dalla Siria e da Bisanzio sono prodotti di lusso, destinati alle corti feudali.
Il ruolo delle spezie ci appare oggi del tutto particolare. Queste erano già note e consumate dall’aristocrazia romana, che le usava per migliorare il gusto dei cibi e per arricchire l’offerta in tavola. Le spezie sono molto care, nonostante esse abbiano modeste proprietà nutritive. Rappresentano un consumo voluttuario, che oggi inquadriamo nel campo del superfluo, il cui valore deriva proprio dal prezzo. elevato È una merce che pochi possono permettersi. Più se ne ostenta in tavola, più si mostra la propria ricchezza e posizione sociale.
A causa del blocco dei commerci nel Mediterraneo causato dall’espansione musulmana, la rotta da Bisanzio a Venezia è l’unica che consente l’afflusso di spezie verso l’Europa.
È il caso di definirla una ghiotta occasione per Venezia.
Gli altri prodotti importati a Venezia, seppur con notevoli sfumature, sono di tipo utilitario, destinati a soddisfare i bisogni alimentari, di vestiario e abitativi delle varie classi sociali. Per questi, i prezzi sono inferiori rispetto a quelli di lusso.
I prodotti utilitari provenienti dall’Europa e riesportati in Oriente servono come merce di scambio per l’acquisto di quelli di lusso. Lo squilibrio è evidente e viene compensato con gli schiavi e i metalli preziosi come l’oro e l’argento.
Questa distinzione tra prodotti di lusso e utilitari continuerà ad accompagnare la storia dei commerci, ma la crescita economica e il miglioramento generale del tenore di vita porterà lentamente verso il prevalere dei secondi.
Un’analisi più approfondita delle merci commercializzate dai mercanti veneziani sarà l’oggetto del prossimo articolo di questa serie.

Enrico Di Gianfrancesco

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