La lana e il quadrilatero italiano.

Il Quadrilatero Italiano

In questo blog abbiamo già esaminato lo sviluppo dell’allevamento ovino, del commercio e lavorazione della lana nel nord Europa, Inghilterra e Fiandre.
I sacchi di lana inglese e i panni lana delle Fiandre sono commercializzati nelle fiere di Champagne da dove inizia il viaggio verso il Quadrilatero Italiano: Genova, Firenze, Milano e Venezia.
Nell’XI e XII secolo nelle esportazioni verso la Sicilia, Bisanzio, la Siria e l’Egitto i panni lana dell’Europa del Nord sono prevalenti nei commerci veneziani e genovesi, rispetto ad altri tessuti. Unici degni di nota nelle esportazioni mediterranee sono i fustagni lombardi.
I tessuti interessati sono per lo più leggeri, quindi adatti a lunghi trasporti per il buon rapporto peso/valore e all’impiego nei paesi caldi. Sono grossolani, di prezzo relativamente moderato e per lo più realizzati con misti di lana pettinata e cardata.
I fustagni sono tessuti molto leggeri realizzati incrociando lino e cotone.
Dalle fiere di Champagne attraverso la valle del Rhone-Saõne lana inglese e panni lana delle Fiandre arrivano a Lyon e da qui in Lombardia e Genova per essere instradati verso Firenze. È il commercio che rende importante l’arte fiorentina di Calimala. Il nome, infatti deriva dalla via del centro dove sono concentrate le botteghe dei mercanti.
Questo commercio riguarda panni di lana inglese tessuti nelle Fiandre, intendendo con questo termine non solo i Paesi Bassi, ma anche vaste aree dell’attuale Francia del Nord. Si tratta di panni generalmente non colorati che i mercanti fanno tingere e finire a Firenze.
Contrariamente ai primi commerci veneziani dal IX al XI secolo, trainati dalle sete orientali e dalle spezie, prodotti di costo elevato destinati ad una ristretta e ricca clientela quello laniero dal nord dell’Europa verso il quadrilatero italiano, è costituito da prodotti di medio valore adatti a soddisfare le esigenze di diverse classi sociali. Ciò è dovuto alla crescita demografica ed economica dell’Europa tra il X e il XIV secolo che fa crescere la necessità degli scambi.
Proseguendo un lento cammino iniziato con la diffusione del cristianesimo e del tentativo unitario di Carlo Magno, emerge il concetto di Europa non più inteso come un’espressione geografica – che per gli antichi greci indicava tutto ciò che era ad occidente – ma come una comunità caratterizzata da valori etici, culturali, economici e sociali condivisi.
È evidente che nessuna città o stato possa crescere isolatamente. Grazie agli scambi commerciali si stabiliscono legami e interdipendenze di cui tutti possono avvantaggiarsi, in funzione delle specifiche risorse locali e delle capacità imprenditoriali. Purtroppo ciò viene spesso dimenticato dai sovrani europei sempre alla ricerca di posizioni egemoniche.
La crescita del concetto di Europa avviene lungo un sentiero lungo e difficile.
È l’economia a dare il maggior contributo, mentre la politica spesso ostacola.
Questo si manifesta anche per l’evoluzione del settore tessile.
Le migliori lane inglesi sono quelle del Galles e del Cotswolds, dalle quali si ricavano filati a fibra corta e fine, ma delicati. Come protettivo si usa così ungere le lane con burro nel Nord Europa e con olio d’oliva in Italia. Si noti l’influenza delle differenti culture alimentari e delle disponibilità agricole tra Nord e Sud. Da qui la denominazione di draperie ointe.

Schema della tessitura con i fili dell’ordito e della trama.

I fili dell’ordito sono i più robusti e in genere ricavati da lane pettinate e filati con rocca e fuso, mentre quelli più sottile della trama sono ricavati da lane cardate e filati con i filatoi.
Il tessuto ricavato è però debole e viene sottoposto alla follatura che consiste nell’immersione del panno in un recipiente contenente acqua tiepida, urina, caolinite e sapone. Dei follatori calpestano il panno con i piedi per alcuni giorni. I panni vengono così sgrassati, liberati dall’olio e infeltriti risultando notevolmente irrobustiti. Vengono posti ad asciugare al sole.
Le fasi successive sono quelle della cimatura effettuata con cesoie manuali per pareggiare i bordi dei panni e infine la tintura per ottenere il colore desiderato.
In Italia la lunga fase della follatura viene automatizzata già a partire dal X secolo utilizzando un mulino idraulico chiamato gualcheria, riducendo i costi di produzione dei panni di circa il 15%.
I panni fiorentini vengono esportati verso tutto il Mediterraneo utilizzando i porti di Genova e Venezia.
Per favorire lo sviluppo dei commerci, Firenze introduce nel 1252 una moneta d’oro il Fiorino, dal giglio coniato sulla moneta e simbolo cittadino, interrompendo una situazione che dai tempi di Carlo Magno prevedeva solo monete in argento. Il Fiorino diviene presto ben accetto in tutta Europa e nel Mediterraneo.
Questa prima fase dell’Arte della Lana è favorita dalla capacità finanziaria dei mercanti e dei finanzieri fiorentini, che arrivano ad acquistare la lana direttamente dalle abbazie cistercensi inglesi. Quando nel 1275 il Regno d’Inghilterra introduce la tassa all’esportazione dei sacchi di lana, i banchieri e finanzieri fiorentini divengono i veri e propri finanziatori del Regno e la posizione di Firenze nel commercio laniero viene rafforzata.
Così verso il finire del XIII secolo Firenze diviene un importantissimo centro commerciale, produttivo, finanziario e culturale con caratteristiche uniche in Europa.
Questa posizione di eccellenza dura solo qualche decennio per essere poi messa in difficoltà da vari eventi politici.
Nel 1330 inizia un periodo di guerre in Italia nelle quali Firenze si trova coinvolta: contro gli Scaligeri prima e contro Lucca, in seguito. Si assoldano truppe mercenarie, molto costose, che portano ad un’esplosione del debito pubblico del Comune di Firenze che raggiunge i 600.000 Fiorini nel quarto decennio del XIV secolo. Nel 1342 il signore di Firenze, Gualtieri di Brienne, congela questo debito e sospende i rimborsi.
Successivamente i titoli di debito, fino ad allora non trasferibili, vengono dichiarati negoziabili, ma questo ne fa crollare il valore.
Proprio negli stessi anni il Regno inglese destina le sue finanze per le spese della guerra contro la Francia. In conseguenza non riesce a pagare i debiti contratti con due grandi famiglie di finanzieri fiorentini, i Bardi esposti per circa 900.000 Fiorini e i Peruzzi per 600.000
Le difficoltà dei banchieri fiorentini e una nuova tendenza filo-ghibellina della politica fiorentina spinge il Re di Napoli e la sua aristocrazia a ritirare i capitali depositati presso questi istituti.
È troppo per i pur potenti banchieri: nel 1343 falliscono i Peruzzi e nel 1346 i Bardi.
La conseguenze per le attività commerciali e produttive sono enormi,
venendo a mancare il credito.
Nel 1346 c’è poi una terribile carestia causata da una pessima annata metereologica che compromette i raccolti toscani. Altro denaro, dunque, viene drenato per acquistare grano.
Infine la peste nera del 1347-1351 che provoca una diminuzione della popolazione di circa il 40 % con l’ulteriore successivo problema della carenza di manodopera, fattore che limiterà la capacità di ripresa.
Guerre e peste nera hanno effetti disastrosi in tutta Europa con diminuzione della popolazione e crisi dei commerci. Cessano anche le fiere di Champagne e chiudono numerose draperie del Nord della Francia e dei Paesi Bassi. Per questi ultimi rimangono aperti i commerci verso il Baltico. I costi dei trasporti via terra crescono a causa delle guerre. I trasporti marittimi nel Mediterraneo orientale divengono insicuri a causa dell’espansione dei Mamelucchi egiziani che riconquistano gli effimeri regni crociati.
I tentativi di effettuare i commerci con il Nord Europa via mare attraverso lo stretto di Gibilterra non portano i risultati sperati, poiché insicuri e costosi.
La produzione laniera fiorentina si risolleva specializzandosi nei panni più pregiati, anche utilizzando la nuova lana merinos proveniente dalla Spagna, superiore per qualità a quella inglese. Ma i volumi produttivi non sono più gli stessi di fine 1200 – inizio 1300.
Si inizia così un nuovo ciclo di ripresa su basi diverse.

Enrico Di Gianfrancesco

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