Il romanzo di Europa – parte prima

Il mondo secondo i greci

Siamo abituati a dare un preciso significato geografico al nome Europa, i cui confini occidentali, settentrionali e meridionali sono ben definiti mentre meno lo è quello orientale.
I greci chiamarono Europa le terre ad occidente, dove tramontava il sole, senza conoscerne quasi nulla, mentre maggiori conoscenze avevano dell’Asia e dell’Africa.
I greci avevano un’idea della terra a forma di disco, circondata da un oceano e suddivisa in tre continenti: nella parte superiore a occidente l’Europa, ad oriente l’Asia e nella parte inferiore l’Africa. Il Mediterraneo era come un taglio, un mare interno sul quale si affacciavano i tre continenti.
La definizione geografica è però parziale ed insufficiente.
L’Europa è oggi una comunità di persone che condividono usi, costumi, cultura, religione e istituzioni, pur con le dovute differenze. È una specifica civiltà.
Il cammino per arrivare alla maturità di oggi è stato lungo e pieno di ostacoli.
Quando e dove è nata Europa e da quali genitori?
Non siamo in grado di indicare una data di nascita precisa, contrariamente a quanto ci ha abituati una certa cultura storica, mentre è più facile individuare i genitori.
Per comprendere le origini, occorre partire dal Mediterraneo, attorno al quale sono cresciute le comunità egiziana, quelle della Mezzaluna fertile e la greca, che hanno interagito tra loro utilizzando la grande infrastruttura costituita dal mare interno.
È poi sopravvenuta la comunità romana che ha progressivamente inglobato ed assorbito tutte le altre ed ha abbracciato l’intero Mediterraneo.
Non è comunque la nascita di Europa.
L’impero romano è una comunità mediterranea, unita dal mare, ma che si estende anche alle zone interne, integrando coste e montagne. Il suo carattere mediterraneo non è sminuito dalle conquiste territoriali nel Nord del Continente.
Nel IV secolo inizia la fase di decadenza dell’impero romano.
L’espansione si è ormai arrestata e per mancanza di uomini si arruolano germani nell’esercito, mentre Il trasferimento della capitale a Costantinopoli sancisce la supremazia economica della parte orientale dell’impero.
Popoli germanici penetrano da nord-ovest nell’Impero romano, ormai incapace di opporre una seria resistenza. Queste popolazioni non hanno intenzione di distruggerlo perché ne hanno, infatti un profondo rispetto. Certo le invasioni hanno presentato anche caratteri violenti, dovuti all’abitudine alla razzia, spesso determinata dalla fame. Infatti i germani, fuori dalle terre tradizionali, senza avere una cultura agraria, non sono in grado di soddisfare i propri bisogni alimentari.
Non uso mai il termine barbari, poiché ha un significato dispregiativo e di inferiorità che nessuna popolazione merita.
Per lungo tempo le due comunità romana e germanica non si integrano, ma convivono anche con due legislazioni e regole di diritto separati. Comunque l’integrazione si fa progressivamente strada.
Un fattore determinante è la conversione dei germani al cristianesimo.
La religione è uno dei principali fattori che definiscono una comunità, una civiltà.
Il cristianesimo avanza rapidamente in tutto il centro e Nord del Continente, anche grazie alla potente rete di abbazie, che sono veri e propri presidi diffusi nel territorio al di fuori delle città.
Il regno dei Merovingi si mette in evidenza nella confusione del tardo Medioevo. I Franchi estendono il dominio al Nord Italia e si ergono a difesa dei limiti orientali contro la pressione dei popoli slavi.
Qualcosa sta maturando, ma dobbiamo attendere l’Impero Carolingio per conoscere una prima struttura statale che definiremmo oggi sovrannazionale.
Qui, senza pretendere di trovare una data precisa, possiamo collocare la nascita di Europa. Si tratta di una gestazione lunga che ha necessitato della dissoluzione definitiva dell’Impero romano.
Le due comunità, la mediterranea e la nordica si sono fuse per dare origine a una nuova che racchiude i costumi e le regole delle sue due grandi radici. Ne deriva una linfa robusta che mostrerà presto una grande capacità di crescita, malgrado le debolezze dell’Impero Carolingio, che presto si frammenta in tre stati: Regni dei Franchi, dei Burgundi e Sacro Romano Impero.
L’Europa è sorta quando è crollato l’Impero Romano, scriverà Marc Bloch nel 1935.
La struttura statale carolingia è debole.
L’Imperatore suddivide il territorio in feudi concessi a uomini di fiducia e dai quali dipende per il sostegno finanziario e militare.
L’organizzazione feudale carolingia e quella della Chiesa non si ostacolano, anzi è il papa ad incoronare Carlo Magno.
Europa è piccola, interessa la parte Nord Occidentale dall’Atlantico all’Elba e il Nord della penisola italiana.

Europa e i suoi vicini nel IX secolo



Non è circondata da affetti. Ad Est ci sono i popoli slavi, la cui espansione è stata fermata.
Ad Oriente c’è l’Impero bizantino che è presente ancora nelle zone costiere dell’Italia meridionale e dell’alto Adriatico. A sud c’è la grande novità dell’espansione musulmana che separa l’Europa da tutto il Nord Africa e dalla penisola iberica. Lo stretto rapporto del mondo romano con il Nord Africa, granaio di Roma, cessa.
In pratica l’Impero Carolingio non ha il controllo del Mediterraneo e rimane senza commerci con il Nord Africa e l’Oriente.
Carlo Magno fa coniare una moneta in argento, fatto importante per la nuova comunità, anche se il fabbisogno di moneta è scarso a causa dell’assenza dei commerci.
Quella di Europa non è una crescita facile, ma trova presto sostegno dalla rinascita commerciale.
In questa fase Venezia assume un ruolo di guida. Città sul mare, rimasta come punta verso il Nord della presenza bizantina in Occidente e punto di approdo delle merci orientali, che da qui risalgono il Po fino a Pavia, attraversata dalla via che dalla Germania giunge a Roma.
Nel Nord Europa, pacatasi la furia distruttrice dei Normanni, riprende vita il polo commerciale delle Fiandre, favorito dalla navigazione del Mare del Nord e del Baltico a Nord-Est. Vengono quindi coinvolte l’Anglia e le riviere del Baltico.
Il commercio arriva dove non riesce la politica e mette in comunicazione le aree interessate.
Nelle due aree commerciali, Nord Italia e Fiandre, riprende vigore il ruolo delle città, quali sedi dell’artigianato e dei commerci. Sono i cromosomi della cultura mediterranea, evidentemente non sopita, che danno il loro contributo riportando in auge il ruolo delle città, solo in parte rimasto presente grazie alla struttura ecclesiastica dei vescovati. Il feudalesimo si è radicato nelle campagne, frutto dei cromosomi nordici. esprimendo la struttura dei castelli e delle corti, che ha molte similitudini con la struttura delle abbazie. Castelli, corti e abbazie hanno in comune un’economia di sussistenza, quasi autarchica, con pochi scambi esterni.
Sono quindi le città il motore della ripresa degli scambi e dell’economia.
Commercio e artigianato sono le due robuste gambe che mettono in cammino la giovane Europa.
Le città richiedono autonomia sia dalle strutture ecclesiastiche che da quelle feudali, mentre commercianti ed artigiani premono per imporre nuove regole e forme di diritto, come il riconoscimento della proprietà dei beni e dei mezzi di produzione.

Enrico Di Gianfrancesco

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