
La stampa con caratteri mobili nasce a Mainz nel 1455, ad opera di Johannes Gutenberg.
I caratteri vengono realizzati in lega di Piombo perché facilmente lavorabile e fondibile a temperature raggiungibili anche in una piccola officina. I caratteri sono costituiti da un fusto, sulla sommità del quale, è ricavata la forma speculare del carattere alfabetico o numerico che è usato per la stampa. Infine sono imbevuti di inchiostro a base di olio di lino per l’adesione sul metallo. La pressatura sul foglio di carta avviene sotto un torchio a vite del tipo usato per la spremitura dell’uva.
La novità stenta a svilupparsi a Mainz, così alcuni stampatori tedeschi si spostano a Venezia, comprendendo che quello fosse il luogo migliore dove sviluppare la nuova tecnica.
Il cuore economico dell’Europa era, allora, nel Nord dell’area italiana e Venezia rappresentava il centro più importante.
La tollerante Venezia è divenuta un rifugio per umanisti e riformisti allontanati da Roma ed è per uomini di cultura greci in fuga da Bisanzio a seguito della caduta della città in mano ai turchi nel 1453. Si crea, quindi, a Venezia una concentrazione non comune di uomini provenienti da differenti culture.
La stampa è introdotta a Venezia dal tedesco Giovanni da Spira nel 1469. Egli ottiene dal Senato veneziano il privilegio di poter essere l’unico autorizzato a stampare libri a Venezia per 5 anni, ottenendo una posizione di monopolio locale. Giovanni però muore dopo poco. Il Senato comprende che questo tipo di privilegio impedirebbe lo sviluppo della promettente nuova tecnica a Venezia e quindi non lo concederà più ad altri.
Verrà reintrodotto più tardi, ma relativamente ai singoli titoli pubblicati, rappresentando di fatto la nascita del copyright.
Venezia diventa così la capitale della stampa: a fine ‘400 vi operano circa 200 stamperie. Si stima che nel XVI secolo vengano stampati a Venezia circa 10 milioni di volumi, quasi la metà dell’intera produzione europea.
Sembra una cifra irrealistica, ma facciamo i conti. Ipotizzando che le 200 stamperie siano attive per tutto il secolo risulta una produzione media di 50.000 volumi per stamperia, cioè in media 500 volumi per stamperia per anno. Cifra ragionevole.
La distribuzione dei libri è favorita dalla grande attività commerciale veneziana. È infatti piuttosto agevole aggiungere qualche libro a carichi di altra merce in partenza da Venezia, per via di terra verso il nord Europa o l’Italia o per via di mare verso i porti del mediterraneo.
Per avere un’idea del livello di libertà raggiunto dalla stampa Veneziana, basta esaminare il seguente elenco di titoli editi:
– breviario in croato
– Bibbia in lingua ceca
– Bibbie rabbiniche
– il Corano in lingua italiana
– libri di orazioni per ebrei italiani e spagnoli
– libri liturgici in greco.
Resteremo a Venezia con il prossimo post che riguarderà l’operato del primo grande editore moderno: Aldo Manuzio.
Enrico Di Gianfrancesco
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