
Manuzio studia lingue classiche a Roma e a Ferrara. Aspira a diventare un grammaticus, cioè uno studioso di lettere e ottiene l’incarico di educatore nella casa del principe di Carpi frequentando anche Pico della Mirandola. Arriva a Venezia nel penultimo decennio del ‘400, quando nella città ci sono già numerosi stampatori ed editori.
Che differenza c’è tra questi due lavori? I primi svolgono un’attività tecnica specializzata, ma non si occupano della scelta dei testi e della loro commercializzazione, che invece è compito dell’editore.
A Venezia Manuzio, uomo di cultura, comprendendo l’importanza della stampa, sale sul carro che era già in movimento e si rileva un ottimo imprenditore.
La sua grande passione è la lingua greca e si accorge che, fino ad allora erano stati pubblicati pochi libri, probabilmente per la difficoltà di dover realizzare tutti i caratteri dell’alfabeto antico.
Inizia con la pubblicazione di una grammatica latina (1493) che fa stampare da Andrea Torresani, con il quale nasce una lunga collaborazione. Lo studioso e il tecnico costituiscono una società alla quale si aggiunge una figura ugualmente indispensabile: quella di un ricco finanziatore rimasto anonimo fino allo scioglimento della società. Sembra trattarsi di Pierfrancesco Barbarigo, figlio e nipote di due Dogi. La società risulterà ben articolata nelle tre componenti: culturale, tecnica e finanziaria.
Il progetto di Manuzio prevede la stampa degli scritti di Aristotele, per la cui pubblicazione studia speciali caratteri che rendano agevole la lettura del greco. Per questa innovazione egli chiede ed ottiene dal Senato il privilegio che impedisce agli altri stampatori di utilizzarne di simili. Siamo ad un passo dal brevetto moderno.
Quella di Aristotele è una serie di cinque volumi sulla logica e la filosofia. Per realizzarli Manuzio ricerca in tutta Europa testi greci originali.
Nascono dunque le edizioni aldine dal suo nome e realizza anche un logo: un’ancora sulla quale è avvolto un delfino.
Nel 1498 decide di stampare un catalogo promozionale dei Libri graeci impressi, con una breve descrizione del testo e il prezzo minimo di vendita, che era probabilmente quello di vendita a Venezia e che oggi diremmo: prezzo partenza o ex works.
Alcuni considerano elevato il prezzo delle edizioni aldine.
Ad esempio, quello dei singoli volumi della serie Aristotele varia tra 2 e 4 Venetiis nummi aurei (monete aure veneziane) quindi da 2 a 4 ducati. L’intera opera è venduta a 11 ducati.
Valutare i prezzi dell’epoca non è facile, ma ci aiuta considerare che il compenso di un compositore di testi è di 3-4 ducati al mese, mentre quello di un docente universitario è di 100-150 ducati l’anno.
C’è un aspetto del tutto nuovo. Fin ad allora il fabbricante era solito lavorare su un’ordinazione dopo una trattativa per le quantità ed il prezzo che precedeva la produzione, cioè lavorava sul venduto. Per la stampa ciò non è più possibile.
Il costo della produzione dipende dalla quantità, cioè dalla tiratura, che viene stabilita dall’editore sulla base della stima delle possibili vendite. Ovviamente più alta è la tiratura, più basso sarà il costo di fabbricazione, ma più alto sarà il rischio di non vendere tutti gli esemplari. L’abilità dell’editore consiste appunto nel trovare il giusto punto di equilibrio. Occorre quindi una buona conoscenza dei costi di produzione, una capacità di stimare il potenziale mercato e di raggiungere i possibili clienti.
Vediamo dunque nascere nuove competenze e gli albori di funzioni aziendali quali la contabilità industriale, la funzione commerciale e quella della distribuzione.
Con il prossimo articolo resteremo ancora a Venezia, con l’analisi dei prezzi dei libri, i cataloghi ed altre innovazioni introdotte da Manuzio.
Enrico Di Gianfrancesco
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