Da Odessa a Genova passando per Novara: il grano ucraino nell’800.

Lettera da Odessa a Genova del 1830 che si riferisce probabilmente la commercio del grano.

Nelle grandi pianure della Polonia meridionale, della Galizia, dell’Ucraina si produce da secoli molto grano ed altri cereali. Sfruttando i grandi fiumi navigabili, primo tra tutti la Vistola, il grano giunge a Danzica e agli altri porti del Mar Baltico. Da qui viene imbarcato verso Amsterdam e Londra, giungendo fino alla Spagna e al Portogallo. Nei periodi di carestia arriva fino in Italia a Genova, Livorno, Venezia.
Nel XVII secolo, in un‘Europa occidentale in crescita demografica e con il concentrarsi della popolazione nelle grandi città, il pane è l’alimento principale soprattutto per le classi più povere.
In Italia il cosiddetto grano polacco, necessario in certe annate di scarsi raccolti, non è molto apprezzato, a causa del lungo tragitto e dei non adeguati sistemi di conservazione dell’epoca. In pratica arriva grano vecchio di un anno, che viene utilizzato soprattutto per il pane dei poveri. A Venezia lo chiamano grano di mare.
L’Europa Occidentale non è autosufficiente nel coprire i suoi fabbisogni alimentari e quindi le pianure dell’Est assumono un ruolo di crescente importanza. La Vistola è una vera autostrada del grano. Danzica diviene una ricca città cosmopolita, la prima per abitanti della Polonia, con le sue attrezzature portuali e i grandi magazzini per lo stoccaggio dei cereali.
Come spesso accade, arriva la politica a rovinate le cose. Verso la fine del XVIII secolo la Polonia perde la sua indipendenza e viene suddivisa tra Prussia, Russia ed Austria. L’autostrada del grano deve attraversare dei confini che prima non esistevano.
La Russia, che tende ad espandersi in tutte le direzioni, assume il controllo dei porti del nord del Baltico, fino alla Finlandia ed inizia un processo di russificazione dei territori costieri conquistati.
Poi arriva la bufera Napoleonica.
La grande armée assedia e bombarda per alcune settimane Danzica, provocando notevoli distruzioni.
Problemi sono causati dal blocco navale imposto dall’Inghilterra che blocca i commerci, anche se il contrabbando è attivo nei porti del Baltico.
Per sopperire alla carenza di grano, nel Regno delle due Sicilie vengono messe a coltura anche superfici poco adatte, a discapito di altre produzioni.
Dopo il 1815 l’Europa è ancora più affamata ed il grano polacco, ucraino e russo prende con forza la nuova via del Mar Nero.
Nella sua attività espansionistica, verso la fine del XVIII secolo. la Russia intraprende una serie di guerre contro l’Impero Turco che domina le coste settentrionali del Mar Nero, aprendo di nuovo ai commerci questo specchio d’acqua, dopo alcuni secoli di chiusura.
I russi iniziano a potenziare i porti già esistenti, come Sebastopoli, e a fondarne di nuovi, come Odessa e Mariupol.
In particolare è stato un abile napoletano, Giuseppe De Ribas, ben introdotto nella corte, a suggerire alla zarina Caterina la fondazione di Odessa, che posizionata a Nord-Ovest del Mar Nero, è un comodo sbocco per il grano delle fertili pianure ucraine.
Le nuova città portuali vengono popolate con cittadini provenienti dall’interno della Russia, ma vengono favoriti anche insediamenti esteri, anche perché è probabile che i russi non siano molto esperti nel commercio dei cereali. Arrivano quindi greci, armeni, italiani, bulgari, albanesi ed ebrei. Le città si popolano sviluppando quella struttura multietnica tipica degli insediamenti portuali.
La maggior parte dei commerci è controllata da greci ed italiani. Questi ultimi gestiscono gli alberghi, la moda è francese, le indicazioni murali dei nomi di piazze e vie sono scritte in due lingue, in alto in russo, in basso in italiano.
Dopo circa quattro secoli dal declino delle colonie genovesi e veneziane, l’Europa torna sul Mar Nero, questa zona di incerta frontiera con l’Asia.
Il grano viene inviato in quantità importanti verso Genova, Livorno, Marsiglia. La qualità è elevata e i prezzi in Europa crollano. Il Regno delle due Sicilie non riesce più ad esportare le sue produzioni pugliesi e siciliane.
Nel 1823 il Regno di Sardegna firma con la Turchia un trattato commerciale e di navigazione che garantisce il libero accesso al Mar Nero della flotta genovese. Commercianti ed armatori genovesi si insediano nei porti del Mar Nero e del Mar d’Azov e si dedicano al commercio dei cereali. Da Ovest verso Est: Odessa, Nicolaiev, Eupatoria, Feodosia (la vecchia colonia genovese di Cana, da cui partì verso l’Europa l’infezione della peste nera) Kertche, Berdiansk, Mariupol, Taganrov, per citare gli insediamenti principali.
Molti di questi nomi ci sono, ormai, familiari a causa dell’attuale conflitto russo-ucraino.
Si stima che negli anni venti e trenta del XVIII secolo, il commercio dei cereali dal Mar Nero, interessi circa 400 navi genovesi.
Il commercio dei cereali è economicamente importante per il grande volume interessato ed il porto di Genova ne beneficia notevolmente. È comunque un’attività fluttuante, con frequenti alti e bassi essendo influenzato dalla quantità dei raccolti e dalle guerre, come le insurrezioni greche degli anni venti dell’ottocento e la guerra Russo-Turca tra il 1827 ed il 1829.
La lettera che vediamo nell’immagine di testa dell’articolo è spedita da Odessa verso Genova il 10 novembre 1830, da un commerciante greco di nome Rodocanachi ed è indirizzata a Genova al commerciante ed imprenditore Giacomo Galleano. Nel testo ci si riferisce alla partenza di una nave per Genova e al costo del nolo. Purtroppo, non c’è un esplicito riferimento al grano, ma è molto probabile che la nave trasportasse questa merce.
Un caro amico dell’Associazione Filatelica Novarese mi ha permesso di utilizzare la lettera per il mio articolo.
È ben visibile un timbro NOVARA ed un altro RUSSIA, che sono timbri di transito.
Sorpresa iniziale: immaginavo che venisse utilizzata la via di mare, invece sembra sia stata utilizzata una via di terra, che potrebbe essere Odessa-Czernowitz-Cracovia-Vienna.
Un’altra via per la posta dal Mar Nero verso Viena è quella dei battelli a vapore che percorrono il Danubio da Galati a Vienna, ma non ci sono sulla lettera riferimenti chiari al tragitto utilizzato.
Da Vienna la lettera è probabilmente stata inoltrata nel Lombardo-Veneto giungendo a Milano e da lì è entrata nel Regno di Sardegna a Novara.
L’annullo LT significa Lettera in Transito. Non risulta chiaro dove sia stato apposto il timbro, ma è certo che ciò sia avvenuto in una località di lingua italiana.
Malgrado i dubbi sul percorso si tratta di una significativa testimonianza del commercio tra l’Ucraina e Genova della prima metà dell’Ottocento.
Una curiosità: nel 1828 una nave di proprietà del destinatario della lettera, il genovese Galleano trasporta ad Odessa il giovane Giuseppe Garibaldi, che rimane nella città per tre anni, forse bloccato dalla guerra russo-turca.

Enrico Di Gianfrancesco

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