Saluti dalla Crimea.

Le Colonie Genovesi in Crimea (XIII-XV secolo)


La Crimea è da sempre una terra contesa che ha conosciuto l’occupazione dei Cimmeri e nel VII secolo a.C. quella degli Sciti. In seguito subisce l’influenza greca che stabilisce colonie nella penisola di Kerch e lungo la costa meridionale.
Le colonie principali sono Chersonesus, oggi Sebastopoli e Panticapaeum, oggi Kerch, che divengono in seguito colonie romane. Nei secoli successivi arrivano i Goti, poi i Cazari, i Bulgari e i Peceneghi.
Nel X secolo la Rus’ di Kiev conquista per breve tempo la Crimea, che deve però cedere presto ai Cumani e ai Tatari dell’Orda d’Oro che vi rimarranno fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando Stalin ne ordinerà la deportazione in massa.
Nel XIII secolo Genova stringe importanti rapporti commerciali con Bisanzio, scalzando la posizione privilegiata di Venezia, ed ottiene libero accesso al Mar Nero per le sue navi.
In questo periodo si insediano in Crimea Colonie genovesi. La più importante è Kaffa, oggi Feodosiya, oltre a Soldaia e Caulita, oggi Jalta, e Vosporo, la odierna Kerch.
La costa meridionale della Crimea è, in pratica, controllata dai genovesi e viene chiamata Gazaria.
I genovesi si spingono fino all’estremità orientale del Mar d’Azov creando la colonia di Tana, prossima alla foce del Don. Quest’ultima è condivisa con Venezia.
All’interno della costa settentrionale del Mar Nero si estende nei secoli XII e XIV l’impero dei Mongoli, chiamato l’Orda d’Oro.
Tra Mongoli e Genovesi c’è un periodo di convivenza caratterizzato da una reciproca convenienza: i mongoli non hanno esperienza di navigazione e quindi beneficiano dei commerci praticati dai genovesi, che in quel periodo controllano il Mar Nero, grazie alle intese con Bisanzio. Dalle loro colonie i genovesi, d’altra parte, esportano prodotti che provengono dalle regioni interne del nord, dal Caucaso e dalla lontana Asia, trasportati dalle carovane: pelli, pietre preziose e schiavi. Esiste, infatti, un florido mercato che interessa la schiavitù sia a Bisanzio che in Italia e che, ricordo, la Chiesa tollerava purché non riguardasse cristiani.
La ricchezza delle colonie genovesi accende, comunque, gli appetiti mongoli che a partire dal 1343 pongono più volte Kaffa sotto assedio. Trasportata dalle carovane provenienti dall’Asia, arriva anche la peste che infuria tra l’esercito degli assedianti, provocando numerose vittime. Si racconta, infatti, che i Mongoli catapultano cadaveri infetti oltre le mura di Kaffa.
Nello stesso periodo una nave genovese porta il morbo in Italia, dando inizio alla terribile pestilenza che provocherà decine di milioni di vittime nell’Europa occidentale.
I commerci genovesi continuano fino al 1453, quando si arrestano a causa della conquista turca di Bisanzio e la nascita del Khanato di Crimea.
Il Mar Nero diviene uno specchio d’acqua chiuso ai commerci per ben tre secoli, fino alle guerre russo-turche della seconda metà del XVIII secolo.
Nel XIX secolo, la nuova fase dei commerci dei cereali e dei minerali non tocca la Crimea, poiché risultano favoriti i ben posizionati porti di Odessa e Mariupol.
La costa meridionale della Crimea, protetta dai venti del Nord da una catena montuosa, gode di un clima tipico mediterraneo, che dovrebbe permettere un forte sviluppo turistico, ma la Grande Guerra e l’isolamento dell’Unione Sovietica lo renderanno, purtroppo impossibile.

La porta di Baidar in Crimea – cartolina di inizio ‘900 inviata a Napoli.


Ho prima accennato ai Tatari che hanno abitato la Crimea per alcuni secoli. Come altre minoranze dell’Unione Sovietica, durante la Seconda Guerra Mondiale molti di loro collaborano con i tedeschi, motivo per cui, al termine della guerra, Stalin ne ordinerà la deportazione, con un conseguente grande numero di vittime durante il trasferimento. In Crimea vengono, dunque, fatti affluire cittadini di lingua russa.
Ora si discute molto riguardo l’appartenenza o meno della Crimea alla Russia o all’Ucraina, ma la storia ci mostra che nessuno dei contendenti ne avrebbe pieno diritto.
La Crimea è stata assegnata all’allora Repubblica Socialista di Ucraina da Krusciov nel 1954 ed il popolamento russo della penisola è molto recente risalendo a soli settanta-ottanta anni fa.
Oggi, dopo russi ed ucraini, i tatari rimasti costituiscono oggi la terza etnia della Crimea per importanza numerica.
Forse, in quanto presenti da più lunga data, i veri aventi diritto alla sovranità della Crimea potrebbero essere proprio loro.

Enrico Di Gianfrancesco

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