Quanto pane e quanto formaggio puoi permetterti?

Pane, formaggio e monete

Una dieta povera, basata su pane e farinacei: se fossimo vissuti nel Medioevo, sarebbe stata quella di molti di noi, certamente dei meno abbienti che costituivano allora la gran parte della popolazione.
Tanto più basso era il reddito di una famiglia, tanto più alta era la quota assorbita dai consumi di “prima necessità” destinati a soddisfare i bisogni primari: nutrirsi, vestirsi, ripararsi in un’abitazione.
Lo storico Carlo M.Cipolla stima che nei secoli XV e XVI una famiglia di modeste condizioni spendesse circa l’80 % del suo reddito nell’alimentazione, con il pane che in Italia arriva ad assorbire il 50%, o lo supera, mentre nel Nord Europa questa percentuale è inferiore.
Tra i vari generi alimentari ci sono delle differenze importanti: il pane è definito un genere inferiore, mentre il formaggio è certamente superiore o, come si definisce, un genere normale.
Se il reddito familiare aumenta, la famiglia può consumare più pane, ma può anche mangiare del formaggio, diversificando e migliorando la dieta.
La curva P nella figura mostra il calo percentuale di consumo di pane rispetto al reddito crescente, mentre la curva F indica la crescita del consumo di formaggio.
La curva A (alimentazione) è la somma delle prime due: A=P+F e mostra comunque un andamento calante al crescere del reddito.

Percentuale del reddito assorbito dal pane e dal formaggio, in funzione del reddito familiare crescente.

Ma quanto pane e quanto formaggio poteva permettersi la nostra famiglia?
Non è facile stabilirlo, poiché stiamo andando indietro di alcuni secoli, in periodi per i quali mancano dati e statistiche ufficiali, ma è comunque possibile ragionare sugli ordini di grandezza.
Apprendisti, operai, lavoratori agricoli potevano contare nel Nord Italia su salari di circa 10 soldi per giorno lavorativo, quindi un valore medio di circa 7 soldi al giorno, considerando 250 giorni lavorativi per anno. Questi 7 soldi dovevano bastare all’alimentazione, al vestiario e all’abitazione.
Ricordo che 1 lira valeva 20 soldi e 1 soldo valeva 24 denari.
Un chilo di pane costava in Piemonte tra 1 e 2 soldi, con una forte variabilità in funzione dell’abbondanza o carenza di grano. Un chilo di formaggio costava tra 5 e 6 soldi o più per le qualità pregiate, come le robiole. La carne costava tra 2 e 4 soldi al chilo. La preferita e più cara allora era quella di castrato.
Ovviamente il Kilogrammo non esisteva ancora come unità di misura. Si usava la Libra e l’attuale Kilogrammo equivale a circa 3 Libre.
La scala dei valori dei generi alimentari è rimasta comunque quasi invariata.
Ciò che è variato, se mai, è il tipo di ripartizione del reddito familiare disponibile tra generi alimentari primari e superiori.
Oggi la spesa per il pane di una famiglia media forse supera di poco il 5% del reddito.
Mi sembra un buon metodo di misura per valutare la crescita del reddito pro capite disponibile e del tenore di vita medio.
In fondo scopriamo che abbiamo fatto enormi progressi, migliorato la nostra dieta ed il nostro tenore di vita.

Enrico Di Gianfrancesco

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