
Nello scorso articolo abbiamo visto come gli abiti e le calzature fossero nel Medioevo indicatori della condizione economica e sociale dell’individuo, ancor più di quanto non lo siano ai nostri giorni. D’altra parte le diseguaglianze sociali erano certamente superiori ad oggi.
Sandali e zoccoli in legno erano diffusi per il loro basso costo e praticità. In particolare gli zoccoli diventano presto una caratteristica delle Fiandre e della Francia del Nord, così come delle vallate alpine.
Progressivamente nelle città si afferma l’uso della scarpa chiusa in cuoio e in pelle e si realizza quella filiera economica a chilometro zero costituita da allevatori, macellai, conciatori e calzolai.
La scarpa chiusa è costituita dalla suola e dalla tomaia. La suola è in robusto cuoio ed è la parte grazie alla quale la pianta del piede appoggia sul terreno. Le strade cittadine non avevano certo la pavimentazione odierna ed erano per lo più sterrate. Ne consegue, quindi un’usura importante delle suole.
La tomaia che è in pelle. ricopre il piede ed è la parte su cui si concentrano gli interessi dell’estetica e della moda, essendo quella più visibile.
Per la tomaia è importane la qualità della pelle, che generalmente è bovina o caprina.
Ed è sulla sua lavorazione che si manifesta l’abilità degli artigiani. Sulla pelle delle scarpe di pregio vengono incisi motivi ornamentali o inserite delle pietre.
Le dame delle famiglie facoltose indossano le scarpe più preziose solo in eventi che si svolgono in casa, per non rovinarle camminando nelle strade cittadine.I primi tacchi, strano pensando oggi, vengono applicati a scarpe maschili e sono indice di prestigio.Tra le dame, invece si diffonde la moda della pianelle con una suola alta in legno o in sughero, che apprezzano molto perché le fa apparire più alte.
L’altezza è una mezza bellezza recita, non a caso, un proverbio popolare italiano.
L’altezza delle pianelle arriva spesso fino ai dieci centimetri, ma poi si esagererà, come a Venezia dove si arriverà fiano a quaranta, cinquanta centimetri.
Sicuramente follie legate alla moda e limitate a donne facoltose.
Il governo veneziano dovette intervenire limitando l’altezza della suola a circa otto centimetri (quattro dita) per contenere il fenomeno delle numerose e rovinose cadute.
Già follie dei ricchi, anche perché le vesti dovevano arrivare fino ai piedi e quindi era necessaria più stoffa per realizzare abiti già costosi di per se.
Torniamo però alle calzature più comuni.
Le scarpe venivano risuolate alcune volte per prolungarne il ciclo di vita, probabilmente al costo di circa una lira. Era comunque normale per i cittadini di media agiatezza acquistare due, tre paia di scarpe ogni anno.
Proviamo a valutare l’ordine di grandezza del mercato delle scarpe.
Novara aveva nel Medioevo circa 6.000 abitanti o poco più. Utilizzando un valore medio di due scarpe per cittadino, occorrono circa 12.000 paia di scarpe ogni anno.
Considerando gli 80 banchi presenti sotto il Portico dei Calzolai, ogni calzolaio doveva produrre in media 150 paia di scarpe l’anno. Questo numero può sembrare piccolo, ma attenzione, le scarpe erano tutte prodotte a mano e certamente non era sufficiente una giornata di lavoro.
Ipotizzando un costo medio di 4-5 lire per paio, il mercato varrebbe tra 48.000 e 60.000 lire l’anno, cioè tra 960.000 e 1.200.000 soldi di argento.
Come sempre ricordo che questi numeri vanno presi con molta prudenza, ma ci indicano un ordine di grandezza importante per comprendere le nostre analisi.
Quindi la moda dei tacchi alti è tutt’altro che recente, ma nel Medioevo mancavano le minigonne.
Enrico Di Gianfrancesco
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